Associazione Lucrezia Marinelli
[ Home ]

 

L
e

 


N
o
s
t
r
e

 

 

Yentl

Regia Barbra Streisand

 

R
e
c
e
n
s
i
o
n
i

 

Di Yentl la Streisand è regista, produttrice, sceneggiatrice, interprete e cantante; è la prima volta nella storia del cinema che un film è così totalmente opera di una donna.
La forza del desiderio di Yentl è del tutto parallela a quella del desiderio della Streisand di realizzare questo film. Infatti ha portato avanti quest’idea per quasi 15 anni contro il parere di produttori pessimisti e l’ostilità misogina di Singer, autore del racconto a cui liberamente si ispira la sceneggiatura.
Il film è ormai noto quindi non ci interessa parlarne ancora in termini generali. Sono da sottolineare ancora alcuni spunti interessanti per l’analisi del concetto di libertà femminile. Prima di tutto l’enormità del desiderio femminile e il suo scontrarsi col mondo. "La libertà è conoscere...poter mostrare e dire la propria non libertà". (Muraro) Yentl nel suo progetto di conoscenza è impedita dal suo essere donna, ma il suo desiderio è spropositato e l’unica soluzione possibile è fingersi uomo; così raggiunge il suo scopo.
Ma è questa la libertà? Certo Yentl si è affrancata dall’accudimento a cui era predestinata dal suo ambiente, ma è costretta a negare (anche se non a negarsi) la propria identità femminile: a negarla con l’uomo di cui si è innamorata, ma soprattutto, e questo è ciò che ci interessa di più, alla donna che si ritrova a dover sposare.
Ed è questa relazione che ci pone gli interrogativi più inquietanti: all’inizio c’è una certa sufficienza nei confronti dell’altra, della sua sottomissione, un giudicare sgradevole. Poi la regista recupera un pochino e arriva ad affermare "lei è una donna ...anch’io lo sono" annullando la distanza che aveva posto.
Il tentativo di Yentl di far studiare la moglie è un errore: "questa libertà non è prescrittiva, non ha contenuti precisi...è legata alla cultura o alla ricchezza...è un bene che ciascuna può spendere dove ritiene più opportuno, là dove le scelte della sua vita l’hanno portata".(Bocchetti)
Nota finale: Il film venne girato in appoggio al movimento femminista ebreo di Aviva Cantor che dal 1972 con la rivista Lilith ha iniziato la lotta per l’uguaglianza nella vita secolare degli ebrei. Le femministe chiedevano soprattuto agli ebrei riformati di essere incluse nella struttura comunitaria, di poter accedere allo studio dei testi sacri quali la Torah e di poter essere rabbine. Nel 1985 è stata nominata la prima rabbina americana. A tutto il 1995 le donne rabbine in America sono 300.
(recensione di Chiara Visentini)