Di Yentl la Streisand
è regista, produttrice, sceneggiatrice, interprete e cantante;
è la prima volta nella storia del cinema che un film è
così totalmente opera di una donna.
La forza del desiderio di Yentl è del tutto parallela a quella
del desiderio della Streisand di realizzare questo film. Infatti ha
portato avanti questidea per quasi 15 anni contro il parere di
produttori pessimisti e lostilità misogina di Singer, autore
del racconto a cui liberamente si ispira la sceneggiatura.
Il film è ormai noto quindi non ci interessa parlarne ancora
in termini generali. Sono da sottolineare ancora alcuni spunti interessanti
per lanalisi del concetto di libertà femminile. Prima di
tutto lenormità del desiderio femminile e il suo scontrarsi
col mondo. "La libertà è conoscere...poter mostrare
e dire la propria non libertà". (Muraro) Yentl nel suo progetto
di conoscenza è impedita dal suo essere donna, ma il suo desiderio
è spropositato e lunica soluzione possibile è fingersi
uomo; così raggiunge il suo scopo.
Ma è questa la libertà? Certo Yentl si è affrancata
dallaccudimento a cui era predestinata dal suo ambiente, ma è
costretta a negare (anche se non a negarsi) la propria identità
femminile: a negarla con luomo di cui si è innamorata,
ma soprattutto, e questo è ciò che ci interessa di più,
alla donna che si ritrova a dover sposare.
Ed è questa relazione che ci pone gli interrogativi più
inquietanti: allinizio cè una certa sufficienza nei
confronti dellaltra, della sua sottomissione, un giudicare sgradevole.
Poi la regista recupera un pochino e arriva ad affermare "lei è
una donna ...anchio lo sono" annullando la distanza che aveva
posto.
Il tentativo di Yentl di far studiare la moglie è un errore:
"questa libertà non è prescrittiva, non ha contenuti
precisi...è legata alla cultura o alla ricchezza...è un
bene che ciascuna può spendere dove ritiene più opportuno,
là dove le scelte della sua vita lhanno portata".(Bocchetti)
Nota finale: Il film venne girato in appoggio al movimento femminista
ebreo di Aviva Cantor che dal 1972 con la rivista Lilith ha iniziato
la lotta per luguaglianza nella vita secolare degli ebrei. Le
femministe chiedevano soprattuto agli ebrei riformati di essere incluse
nella struttura comunitaria, di poter accedere allo studio dei testi
sacri quali la Torah e di poter essere rabbine. Nel 1985 è stata
nominata la prima rabbina americana. A tutto il 1995 le donne rabbine
in America sono 300.
(recensione di Chiara Visentini)