Titolo originale Tredici conversazioni su
un unico tema.
Quale? La felicita'!
C'è mai stato nessuno che non abbia pensato ad essa? Credo proprio
di no. Tutte/i abbiamo rivolto la nostra attenzione ad essa, disperando
per la sua mancanza o godendone per la sua presenza.
Facendo riferimento a un libro molto in voga negli anni '70 anche in
Italia ("La conquista della felicità" di Bertand Russel)
Jill Sprecher, laureata in filosofia e sua sorella Karen, laureata in
sociologia hanno scritto linsieme la sceneggiatura di questo piccolo
gioiello.
La regista è riuscita a mettere insieme un cast veramente notevole,
attori tutti molto bravi e non certo di prima scritturazione: Matthew
McConaughey, interpreta il giovane avvocato rampante; John Turturro
(finalmente non più gigionesco e istrionico) l'insegnante di
matematica, Alan Arkin (bravissimo) il capoufficio; Cleo Duvall la giovane
ragazza piena di belle speranze e di una fede incrollabile nella vita.
Mi sono anche chiesta il perché del numero tredici e andando
a spulciare le varie interviste ho trovato la soluzione del mistero.
Dice Jill che normalmente nessuno ama mettere come primo termine nei
titoli di un film un numero e se lo fa al massimo arriva a dieci.Inoltre
fu proprio il 13 di un giorno di un mese di molti anni fa quando venne
colpita alla testa durante una rapina, fu ancora il 13 di un mese successivo
quando subì l'operazione al cervello che l'ha salvata.Quindi
nel bene e nel male 13 è diventato un numero "karmico",
inoltre ricorda come in alcune culture esso porta jella in altre invece
porta fortuna.
Tornando al film, la trama è composta di 4 spaccati di vita che
inizialmente vengono tracciati linearmente per poi trovarsi intersecarti
uno all'altro, mostrandone chiaramente come ognuno possa determinare,
variare o distruggere vite altrui o all'inverso essere la propria vita
a subire tale azione di causa effetto.
A tutta prima sembra portarci alla conclusione pessimistica della vita,
ma, come a voler lasciare la speranza aperta, non c'è una presa
di posizione positiva o negativa definita. La sequenza finale, ricalcata
da una esperienza vissuta ancora dalla nostra regista, dona una boccata
d'aria a noi come la donò a lei.
Parlare oggi di felicità è coraggioso o, secondo altri,
presuntuoso o addirittura ridicolo. Io credo che non sia nulla di tutto
questo, semplicemente la regista rappresenta una possibile realtà
nonché la constatazione di un bisogno fondamentale per tutti
gli esseri umani.
Non è un caso che proprio nella Costituzione degli Stati Uniti
d'America, nati appena duecento anni fa sulla speranza che uomini e
donne avevano di costruirsi una nuova vita possibilmente meno disastrosa
di quella lasciata, proprio in tale documento si parla di "felicità"
come bisogno fondamentale della persona e suo diritto a perseguirla.
Criticato e osannato (e questa la dice lunga sul fatto che un segno
lo lascia) questo film va visto con quiete, senza preconcetti, come
una conversazione soffice, a volo d'uccello, che lascia depositato quello
di cui si ha bisogno. Io vi ho trovato una dolce serenità, mista
ad attimi futuri di possibile speranza.
(Laura Modini)