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Le donne che
sconfissero Hitler, potrebbe essere il sottotitolo di questo nuovo film
della Von Trotta. Un film dove tre generazioni di donne intrecciano
le loro vite, le loro memorie.
Una storia che venne taciuta e poi rimossa dalle stesse protagoniste
e da tutti quelli che successivamente dissertarono sul nazismo e lolocausto.
La regista venne a conoscenza di questo episodio nel 1993, quando durante
il 50° anniversario dellolocausto la Televisione tedesca trasmise
il Documentario Resistenza in Rosenstrasse di Daniela Schmidt
prodotto da Arte.
Margarethe von Trotta cercò la documentarista iniziando così
unamicizia non solo tra le due registe ma anche tra loro e le
testimoni intervistate nel documentario. La fascinazione di quelle donne
ha subito presa sulla nostra regista che iniziò ad appassionarsi
alla storia cercando documentazione di ogni tipo fino a stendere una
prima sceneggiatura.
Ma la strada per realizzare il film non sarà per niente facile:
vari tentativi con risposte negative, ricerca di fondi, individuazione
di un progetto accettabile per i produttori. Sono occorsi così
ben dieci anni e tre sceneggiature, diversi cambiamenti di prospettiva
e ridimensionamento del budget. Ma come unentità con vita
propria, il film è riuscito a prendere corpo fino al risultato
che è sotto locchio di tutti, ottenendo grandi consensi
nonchè suffragato dal successo che sta raccogliendo sia in Germania
che in Italia.
E uscito da poco anche un libro che descrive dettagliatamente
questo episodio: Le donne che sconfissero Hitler di Nina
Schroder ed. Pratiche (in vendita alla Libreria delle Donne via
P.Calvi, 29).
Il film vi fa ampio riferimento senza seguirne però le storie
singole trattate: infatti troppe sono le trame, i soggetti, i riferimenti
e le biografie. Così la regista ha deciso di raccontare la storia
di una sola di quelle donne testimoni, arricchendola di numerosi e dettagliati
particolari da renderla emblematica, unica e valida per tutte le singole
storie.
Ha la particolarità di essere certamente un film sulla memoria
ma anche un film damore, quellamore che nonostante tutto
riesce a sopravvivere alle nefandezze umane.
Inoltre riconcilia la mia inquietitudine giovanile sulla pressante domanda
perché mai nessuno fece niente contro il nazismo?
Problema questo che mi ha inquietata nella mia prima giovinezza quando
iniziai a conoscere la nostra storia e quella degli ebrei.
Un tormento per anni, non riuscivo a capire come mai nessuno si era
ribellato anche nella maniera raccontata nel film: disubbidendo, non
accettando una legge del governo, in difesa anche dei propri interessi
affettivi. Lo svelamento di questo avvenimento concilia tutte le mie
aspettative dallora sciogliendo il nodo del mio desiderio di fare
politica diversa, che rispetti nella differenza donne e
uomini, per pretendere il riconoscimento anche dei desideri non solo
della ragione ma anche del cuore.
Quelle donne dissero no, gridarono quello che volevano, usando la presenza
dei loro corpi. Ottennero limpossibile!
E con fantasia e coraggio la regista offre una riconciliazione, possibile
oggi tra generazioni, sofferenze e ricordi, tra il passato e il presente
come ponte sul futuro. Senza paura di semplicismo offre come scena finale
una battuta di mani durante un matrimonio. Ciò è salutare
allanima.
Laura Modini
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