Associazione Lucrezia Marinelli
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Ricordando Hemingway

Regia Randa Haines

 

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In questo film, forse al di là delle intenzioni stesse della regista, si svelano alla riflessione dello spettatore argomenti molto significativi sulla condizione umana nell’età della vecchiaia, che rompono un po’ il conformismo culturale di questi ultimi anni.
I protagonisti sono due uomini assolutamente antitetici l’uno all’altro per temperamento, per biografia personale, per i modi diversi di essere e di muoversi sulla scena della vita.
I personaggi femminili sono tre, di tono minore, solo supporto dell’intreccio perché la loro storia, per quanto appena toccata nel film, è di routine, cioè riconducibile alla vita delle donne in generale, che gravita attorno all’amore più o meno fortunato per un uomo e quindi non in grado di caratterizzare in modo determinante quelle tipologie caratteriali e sociali che la regista voleva mettere in luce.
Uno dei due personaggi, Frank, ha una personalità travolgente; è stato marinaio; si vanta di aver conosciuto Hemingway e soprattutto di aver amato tante, tantissime donne in ogni porto. Solo qualche volta lascia trasparire una sorta di malinconia verso un appagamento affettivo più profondo che non c’è mai stato nella sua vita, anche con l’unico figlio che, infatti nel film, appare lontano nello spazio, ma anche nel cuore.
Walter, invece, è un puro, un casto nel vero senso della parola. Il corpo per lui è stato uno ostacolo o un santuario, secondo i punti di vista, che gli ha permesso di mantenersi, nel corso della sua esistenza, un’integrità quasi mistica e di saper coltivare una capacità di affetto non solo mentale, ma anche densa di emozioni.
Entrambi i personaggi sono coinvolgenti ed amabili ed il loro incontro è, per ognuno di essi, l’occasione del disvelamento di sé, di quel sé nascosto, non conosciuto o represso, che aveva fatto di loro, fino a quel momento, due esseri incompleti e divisi.
Frank è vecchio e alla prova non è più uomo e questa massima deprivazione gli toglie ogni identità e lo annienterebbe del tutto, se non fosse che il confronto con Walter e l’amicizia con una donna gli fanno scoprire, proprio negli ultimi giorni della sua vita, che l’amore non è solo sesso; anzi può non esserlo affatto ed essere tanto più profondo, fino ad avvolgere l’essere umano con la sua debolezza e la sua sincerità, allorquando la virilità, la potenza, la forza, l’ingessatura delle convenzioni sociali lasciano l’uomo comunemente inteso.
Walter da parte sua, aveva costruito la sua identità personale sul suo lavoro di barbiere e quando ha occasione di esercitarlo è come se si trasfigurasse; dimostra sicurezza di sé; è ritmicamente armonioso nei movimenti delle braccia, delle mani, della mimica e svolge la sua gestualità con la solennità del rito.
Dall’incontro con Frank, sia pure con momenti di incomprensione reciproca, tutto cambia. Il suo corpo, preservato fino a quel momento, irrompe in esperienze gioiose e liberatorie e, finalmente, Walter non ballerà più da solo.
Il messaggio del film è, secondo me, che la vita di ciascuno di noi è soggetta ad una specie di legge del contrappasso, ad una sorta di riequilibrio, non nell’al di là; ma qui ed ora; per cui spesso, nel corso dell’esistenza e tanto più nella vecchiaia è possibile che si pareggino in qualche modo i conti del nostro vivere; che si capiscano e si sperimentino sentimenti o situazioni esistenziali rimaste nascoste, bloccate e che, nel bene e nel male servano a portare a completamento la nostra individualità nella generalità della condizione umana.
(recensione di Pinuccia Costa)