"Carino, ironico, disinvolto, disincantato, soprattutto ottimista
e non stupido, ma non per questo dissacrante e tanto meno inadeguato"
ho pensato quando sono uscita dalla sala cinematografica.
Inadeguatissimo e reazionario il titolo in italiano "Peccato che
sia femmina": perché peccato poi?
La storia si snoda su tre fronti: un LUI, Laurent, apparentemente marito
e padre modello e di fatto playboy incallito; una LEI, Loli (Victoria
Abril), bella e sensuale madre casalinga, ignara delle continue e sistematiche
scappatelle del marito; una LEI LESBICA, Marijo, che con la sua apparizione
sconvolge il tran-tran etero della famiglia, fino a poco prima "naturale",
come qualche veronese potrebbe definirla.
Ma la legge naturale che ha per fondamento il matrimonio tra uomo e
donna in questa sede pare vacillare.
Scoppia la storia damore passionale tra le due donne. Da qui confusione
e ribaltamento di quei sentimenti e valori che fino ad allora sembravano
inattaccabili, tanto da porre marito e nuova partner sullo stesso piano:
entrambi stravedono per il gentil sesso e per quel "boschetto maledetto"
(titolo originario francese della pellicola in questione).
Inevitabili gli scontri, financo fisici, tra i due rivali che si contendono
tra il patetico (lui) e il simpatico (la lesbica) lamore di Loli,
ormai divenuta lunico loro oggetto di desiderio.
Tutto ciò si svolge sotto lo stesso tetto per volontà
della moglie che decide di viversi i due amori promuovendo di fatto
una famiglia allargata sui generis.
Si stabiliscono così i turni di pernottamento ora dalluna
ora dallaltro. La situazione diventa insostenibile allorquando
i due pretendenti non stanno più al gioco dello strano menage
a tre. Marijo, lintrusa, pare scomparire dalla storia per amore,
tanto da diventare lelemento positivo, per la "naturale"
riconciliazione della coppia. Ed è qui che ho pensato: il solito
happy-ending etero!
Ma gli elementi sorpresa dietro il famoso angolo sono ben due.
Da una parte, uninattesa gravidanza di Marijo (che si fa mettere
incinta dal rivale Laurent per uscire di scena) suggellerà infine
larmonica convivenza dei tre, tornati insieme in occasione della
nascita del nuovo bebè.
Dallaltra, lapparizione di Miguel Bosè dichiaratamente
gay aprirà nuovi orizzonti...
Ne esce una figura di maschio-marito ben delineata: borghesuccio e perbenista,
egocentrico e intrappolato in se stesso, infarcito di machismo che però
alla fine viene a patti, indirettamente prima, direttamente poi, con
lesilarante esperienza omosex. Si potrebbe dire che le vie dellomosessualità
sono infinite e passano attraverso diversificati percorsi! Le figure
femminili per contro conducono il gioco con intelligenza, sensualità,
ironia e sagacia. Assenti i sensi di colpa e vulnerabilità di
ogni specie. Molto ben delineata invece la determinazione e la forza
di queste due protagoniste che in nome dellamore passionale rovesciano
il loro modus vivendi dando una connotazione di normalità ai
ritmi e rituali di una vita erotica-affettiva a tre con prole.
Vivaci e movimentati i dialoghi che alcuni momenti non danno tregua
al riso tra una battuta e laltra.
Apprezzabile lapproccio al tema, allinsegna della tolleranza
e dellintelligenza che ben attecchisce su un pubblico eterogeneo,
per non "scandalizzarlo" più di tanto con temi quali
il riconoscimento dei diritti civili, le unioni omosex e altre "quisquiglie
politiche".
Magistrale linterpretazione della regista-protagonista, Josiane
Balasko, calata nella parte di una butch molto convincente.
Peccato che non sia lesbica.
(recensione di Renata La Greca)