Associazione Lucrezia Marinelli
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Peccato che sia femmina

Regia Josian Balasko

 

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"Carino, ironico, disinvolto, disincantato, soprattutto ottimista e non stupido, ma non per questo dissacrante e tanto meno inadeguato" ho pensato quando sono uscita dalla sala cinematografica.
Inadeguatissimo e reazionario il titolo in italiano "Peccato che sia femmina": perché peccato poi?
La storia si snoda su tre fronti: un LUI, Laurent, apparentemente marito e padre modello e di fatto playboy incallito; una LEI, Loli (Victoria Abril), bella e sensuale madre casalinga, ignara delle continue e sistematiche scappatelle del marito; una LEI LESBICA, Marijo, che con la sua apparizione sconvolge il tran-tran etero della famiglia, fino a poco prima "naturale", come qualche veronese potrebbe definirla.
Ma la legge naturale che ha per fondamento il matrimonio tra uomo e donna in questa sede pare vacillare.
Scoppia la storia d’amore passionale tra le due donne. Da qui confusione e ribaltamento di quei sentimenti e valori che fino ad allora sembravano inattaccabili, tanto da porre marito e nuova partner sullo stesso piano: entrambi stravedono per il gentil sesso e per quel "boschetto maledetto" (titolo originario francese della pellicola in questione).
Inevitabili gli scontri, financo fisici, tra i due rivali che si contendono tra il patetico (lui) e il simpatico (la lesbica) l’amore di Loli, ormai divenuta l’unico loro oggetto di desiderio.
Tutto ciò si svolge sotto lo stesso tetto per volontà della moglie che decide di viversi i due amori promuovendo di fatto una famiglia allargata sui generis.
Si stabiliscono così i turni di pernottamento ora dall’una ora dall’altro. La situazione diventa insostenibile allorquando i due pretendenti non stanno più al gioco dello strano menage a tre. Marijo, l’intrusa, pare scomparire dalla storia per amore, tanto da diventare l’elemento positivo, per la "naturale" riconciliazione della coppia. Ed è qui che ho pensato: il solito happy-ending etero!
Ma gli elementi sorpresa dietro il famoso angolo sono ben due.
Da una parte, un’inattesa gravidanza di Marijo (che si fa mettere incinta dal rivale Laurent per uscire di scena) suggellerà infine l’armonica convivenza dei tre, tornati insieme in occasione della nascita del nuovo bebè.
Dall’altra, l’apparizione di Miguel Bosè dichiaratamente gay aprirà nuovi orizzonti...
Ne esce una figura di maschio-marito ben delineata: borghesuccio e perbenista, egocentrico e intrappolato in se stesso, infarcito di machismo che però alla fine viene a patti, indirettamente prima, direttamente poi, con l’esilarante esperienza omosex. Si potrebbe dire che le vie dell’omosessualità sono infinite e passano attraverso diversificati percorsi! Le figure femminili per contro conducono il gioco con intelligenza, sensualità, ironia e sagacia. Assenti i sensi di colpa e vulnerabilità di ogni specie. Molto ben delineata invece la determinazione e la forza di queste due protagoniste che in nome dell’amore passionale rovesciano il loro modus vivendi dando una connotazione di normalità ai ritmi e rituali di una vita erotica-affettiva a tre con prole.
Vivaci e movimentati i dialoghi che alcuni momenti non danno tregua al riso tra una battuta e l’altra.
Apprezzabile l’approccio al tema, all’insegna della tolleranza e dell’intelligenza che ben attecchisce su un pubblico eterogeneo, per non "scandalizzarlo" più di tanto con temi quali il riconoscimento dei diritti civili, le unioni omosex e altre "quisquiglie politiche".
Magistrale l’interpretazione della regista-protagonista, Josiane Balasko, calata nella parte di una butch molto convincente.
Peccato che non sia lesbica.

(recensione di Renata La Greca)