Amo i gatti, amo quindi tutti
i felini. Sono stupendi, incredibili nei colori, nelle movenze, nel
trasmettere un feeling quasi elettrico conservando quella loro indifferenza
e autonomia che mi lascia sorpresa nel tormento e nella sconfitta.
Come poteva passare inosservato un film che pone al centro di una storia
una leoparda?
Il film diretto da una donna appassionata di poesia (la studia all'università
di Harvard, vicino Boston), amante del teatro (ha studiato a New York
ma ha diretto lavori teatrali a Parigi), impegnata nella difesa dell'ambiente,
insignita anche del premio "Luce della Verità" dal
Dalai Lama per il sostegno dato al popolo tibetano, solo una donna così
composita e complessa poteva pensare a dirigere questa storia d'amore
insolita.
L'idea le viene dalla letteratura, Balzac nella sua curiosità
poliedrica aveva inserito nella "Commedia umana" scene della
vita militare, parlando del periodo napoleonico e della sua campagna
in Egitto. Il racconto di Balzac (scritto nel 1832) "Una passione
nel deserto" ci parla con una straordinaria modernità della
follia di un soldato provenzale che si consuma nel deserto, in una situazione
al limite, esplorandone la solitudine umana più totale in cui
può maturare quella "aberrazione" di cui Balzac non
parla mai ma che con gran tatto lascia indovinare al lettore: il rapporto
d'amore tra un uomo e un animale.
L'idea per realizzarsi in un film ha bisogno di ben sette anni: infatti,
la difficoltà maggiore nasceva dal voler far lavorare uomo e
animale a contatto di pelle, non come avviene nella normalità
dei film dove animali selvaggi e attori appaiono assieme sullo schermo
ma in realtà essi non hanno mai contatto fisico.
Lavinia Currier individua l'unica soluzione possibile: allevare dei
felini per questo preciso scopo. Inizia così nel 1992 l'avventura:
l'addestratore esperto Rick Glassey acquista tre cuccioli di felino
per essere allevati ed addestrati. Al primo ciak hanno più di
tre anni i due gemelli (Mowgli e Bagheera) e poco meno la sorellina
più piccola Akela. Sono all'apice del loro sviluppo e sono abituati
a trattare con l'uomo.
Ma trovati gli animali chi mai si sarebbe sentito a proprio agio con
dei felini? La ricerca lunga ed estenuante (la regista ha contattato
ben 30 attori alla ricerca di che potesse impersonare un francese provenzale)
trova in Ben Daniels la risposta, che ovviamente è molto lontana
dalla figura descritta da Balzac. La scelta si mostrarà vincente,
l'inglese biondo dagli occhi chiarissimi e dalle movenze feline si rivelerà
così adatto da rendere ancor di più avvincente la storia
e il film.
Successivamente la nuova sfida era lavorare nel deserto, vicino alle
rovine di Petra (dopo sfibranti sopralluoghi in Egitto, Namibia, Marocco
e Tunisia) con tutta la troupe sottoposta a sforzi fisici al limite
della sopportazione umana.
Ma quando si dice passione!
Il risultato è sotto gli occhi di tutti/e.
La storia del soldato francese con una leoparda ci appare in tutta la
sua complessità e veridicità, in un luogo dove la natura
è padrona assoluta e l'essere umano non può che tentare
degli adattamenti utili alla sua sopravvivenza. Il rapporto con il mondo
animale ha sue regole: bisogna adeguarsi, scivolare nella natura, viverla
ed assorbirla.
E l'incredibile avviene: le differenze tra le due specie sembrano attenuarsi
fino a confondersi.
Questo è proprio il miracolo estetico realizzato dalla regista:
rendere uomo e animale un'unica cosa nella natura che li circonda. Fino
al ritorno della normalità!
(recensione di Laura Modini)