Associazione Lucrezia Marinelli
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Strana storia di Banda Sonora (La)

regia Francesca Archibugi

 

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Dopo dieci anni, Francesca Archibugi torna al documentario con questo film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 1997.
Il film nasce dall’esperienza, durata un anno, che il musicista Battista Lena, marito della regista, ha condotto insieme alla Banda Musicale Bonaventura Somma di Chianciano Terme e a sei musicisti jazz, a confronto con la sua musica.
Il film è realizzato con l’uso del colore e del bianco/nero, che tratteggia con efficacia i diversi piani su cui la storia si snoda, il colore per descrivere l’esperienza nel suo accadere e il B/N per parlare di sé.
La colonna sonora, che ricorda le musiche di Nino Rota, Kurt Weil ed Eisler, sottolinea stati d’animo e sentimenti, come una voce fuori campo, che commuove e coinvolge nel film, facendoci rimpiangere di non esserci e desiderare di farne parte.
Far musica insieme, per avere tutte le note e tutti i suoni, ma anche perché insieme si ha più coraggio, le stonature diventano individualità, il dialogo musicale non pone limiti di età, si possono avere gusti di ascolto molto diversi, ma quando si suona insieme ognuno è importante per l’altro. La folta presenza femminile, nella banda, ci comunica il cambiamento dei tempi: una giovane donna si preoccupa che gli impegni familiari possano distoglierla dal suo flauto traverso, che vorrebbe suonare finchè ha fiato; giovani e adolescenti, invece parlano di impegno, serietà e sacrificio, ma non hanno dubbi che valga la pena mettersi alla prova, conquistare rapporti e approfondirli, avendo per compagno il proprio strumento musicale. Il desiderio di Battista Lena ha innescato una reazione a catena, un innalzamento della loro pretesa sul mondo, che temono di perdere con la fine di questa esperienza. Ma la Scuola B.Somma, che ha reso possibile questa esperienza, continua a trasmettere con passione l’insegnamento della musica e non soltanto. Dai quadri in B/N veniamo a sapere che ad avvicinarle/i alla musica è stato spesso uno dei genitori, che a sua volta suonava, o un amico o un parente, quindi un rapporto non impersonale. Enrico Rava vedeva da bambino sua madre suonare il pianoforte, ma ha scelto la tromba dopo aver assistito ad un concerto di Miles Davis, il sostegno a continuare gli è venuto dalla sua seconda compagna.
Il film ci rivela anche tutte le incertezze e le difficoltà che ognuna/o, in questo anno, ha affrontato, per arrivare a suonare la musica di Battista Lena, scritta per la banda, ma con complessi artifici armonici e ritmici di jazz. Si arriva così al giorno del concerto, tenuto nella chiesa di S.Francesco al Prato, a Perugia, nell’ambito di Umbria-Jazz.
Francesca Archibugi, ci regala una tenera immagine mentre, dalla finestra della loro casa in campagna, tra i colori pastello dell’alba, insieme ai loro tre figli, saluta dalla finestra suo marito. E con sentimento di responsabilità paterna Battista Lena si allontana dalla sua casa per affrontare, insieme a quelli che sente ormai sue/suoi figlie/figli, la prova finale nella quale si giocheranno un anno di lavoro.
Come nelle favole, tutto funziona a Umbria-Jazz. Applausi a scena aperta. Ma questa non è una favola, è la storia di Banda Sonora, nata dalla voglia di incontrarsi, di mettere in gioco ciò che si ha per conquistare insieme il di più che non si possiede. Complice la musica, che, nel corso del film, si materializza dal sogno che ciascuno porta con sé fin da bambina/o.
Francesca Archibugi ci riconsegna intatti i sentimenti, le emozioni, la verità di fatti, ma La strana storia di Banda Sonora è più un film che un documentario, i protagonisti e le protagoniste non sono indifferenti alla macchina da presa, sentono che lo sguardo partecipe della regista ha dato loro un’esperienza in più che li ha resi attori. Un film etnografico, che mi ha riportato alla mente la macchina partecipante dell’etnologo francese Jean Rouche.
Di questo film si dovrebbe tener conto quando si parla di orientamento scolastico, poichè evidenzia come desideri, relazioni, prestigio, non siano ostacoli o perdite di tempo per il raggiungimento di buoni risultati, ed è messaggero di possibili percorsi di indirizzo scolastico.
(recensione di Paola Leonardi)