Dopo "L'albero di Antonia",
un film così denso e disarmante nella sua semplicità e
che le ha fatto ottenere un Oscar, la regista ha girato due film narrativi,
il primo "La Signora Dolloway" il secondo film "La Partita.
E con questo ultimo film è riuscita a darci una bella storia
filmica.
"La partita", titolo originale "La difesa Luzhin",
è tratto da una novella di Nobokov, noto scrittore russo ma anche
grande appassionato del gioco degli scacchi. E infatti questa difesa
è proprio una linea difensiva scacchistica, che porterà
il suo ideatore (nella novella e nel film) alla gloria dei posteri,
sogno di tutti i giocatori, ovviamente non solo di scacchi.
Ma la novella inserisce anche una storia parallela, che fa esplodere
il dramma.
Una storia damore impossibile tra una ricca ereditiera russa e
uno stralunato e tormentato giocatore di scacchi. Questa storia sboccia
nello splendido paesaggio del Lago di Como, a Cernobbio, in una Villa
Erba (la casa dinfanzia di Luchino Visconti) che sembra non avere
tempo, anche se la storia è collocata alla fine degli anni '20.
Il palcoscenico è un torneo mondiale di scacchi.
La conclusione appare già segnata dall'inizio, ma il bello di
questo film è proprio il percorrerlo, immagine dopo immagine,
emozione dopo emozione, intuendone già il finale, anzi quasi
quasi anticipandolo rendendolo un film riuscito.
Forse molto si deve alle ambientazioni scelte con appassionata cura
ma certamente grande merito va alla bravura dei due interpreti principali
(anche se non solo): l'istrionico John Turturro e la dolce e misurata
Emily Whatson.
Io nel seguire la storia, ho sognato tempi passati, amori finiti, ho
rinverdito la mia passione per gli scacchi, ho inondato i miei occhi
delle stupende immagine che il Lago di Como in certe stagione sa regalare.
E, avendo partecipato a gare scacchistiche, ne ho recepito fino in fondo
l'ansia, l'invidia, la rabbia, il desiderio di vincere confuso e impastato
alla grande gioia=dolore del bisogno di giocare.
E se non vogliamo rimanere solo alla superficie del racconto, anche
originale, basta rivolgere l'attenzione alla rappresentazione della
nostra eroina coprotagonista, la bella ereditiera russa. Essa ci viene
proposta come una donna volitiva e moderna nonostante l'apparenza degli
abiti e la tenera quietezza del suo sorriso. Sarà l'amore a svelarle
la forza che già era in lei rendendola solo più decisa,
pronta a scegliere e poi lottare per la sua scelta. E persino le ultime
scene del film, che potrebbero apparire un po' scontate, rendono ancora
più evidente e visibile lo spessore di tale forza.
(Recensione
di Laura Modini)