Associazione Lucrezia Marinelli
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LA PARTITA - LA DIFESA DI LUZHIN

Regia: Marleen Gorris

 

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Dopo "L'albero di Antonia", un film così denso e disarmante nella sua semplicità e che le ha fatto ottenere un Oscar, la regista ha girato due film narrativi, il primo "La Signora Dolloway" il secondo film "La Partita.
E con questo ultimo film è riuscita a darci una bella storia filmica.
"La partita", titolo originale "La difesa Luzhin", è tratto da una novella di Nobokov, noto scrittore russo ma anche grande appassionato del gioco degli scacchi. E infatti questa difesa è proprio una linea difensiva scacchistica, che porterà il suo ideatore (nella novella e nel film) alla gloria dei posteri, sogno di tutti i giocatori, ovviamente non solo di scacchi.
Ma la novella inserisce anche una storia parallela, che fa esplodere il dramma.
Una storia d’amore impossibile tra una ricca ereditiera russa e uno stralunato e tormentato giocatore di scacchi. Questa storia sboccia nello splendido paesaggio del Lago di Como, a Cernobbio, in una Villa Erba (la casa d’infanzia di Luchino Visconti) che sembra non avere tempo, anche se la storia è collocata alla fine degli anni '20.
Il palcoscenico è un torneo mondiale di scacchi.
La conclusione appare già segnata dall'inizio, ma il bello di questo film è proprio il percorrerlo, immagine dopo immagine, emozione dopo emozione, intuendone già il finale, anzi quasi quasi anticipandolo rendendolo un film riuscito.
Forse molto si deve alle ambientazioni scelte con appassionata cura ma certamente grande merito va alla bravura dei due interpreti principali (anche se non solo): l'istrionico John Turturro e la dolce e misurata Emily Whatson.
Io nel seguire la storia, ho sognato tempi passati, amori finiti, ho rinverdito la mia passione per gli scacchi, ho inondato i miei occhi delle stupende immagine che il Lago di Como in certe stagione sa regalare. E, avendo partecipato a gare scacchistiche, ne ho recepito fino in fondo l'ansia, l'invidia, la rabbia, il desiderio di vincere confuso e impastato alla grande gioia=dolore del bisogno di giocare.
E se non vogliamo rimanere solo alla superficie del racconto, anche originale, basta rivolgere l'attenzione alla rappresentazione della nostra eroina coprotagonista, la bella ereditiera russa. Essa ci viene proposta come una donna volitiva e moderna nonostante l'apparenza degli abiti e la tenera quietezza del suo sorriso. Sarà l'amore a svelarle la forza che già era in lei rendendola solo più decisa, pronta a scegliere e poi lottare per la sua scelta. E persino le ultime scene del film, che potrebbero apparire un po' scontate, rendono ancora più evidente e visibile lo spessore di tale forza.

(Recensione di Laura Modini)