E la vigilia del Capodanno
1999.
A Los Angeles si prepara la grande festa di fine millennio tra attesa
e disillusione perché, come dice un protagonista, "nel 2000
forse ci sarà la fine del mondo in quanto tutto è già
stato visto e tutto è già stato fatto".
Mentre la TV diffonde le notizie del Nobel per la pace conferito a Gheddafi,
nella metropoli, presentata con una sovrapposizione di immagini che
si susseguono le une alle altre, si perpetuano violenze, stupri, rapine
e si alzano i roghi della rivolta: si vivono giorni strani. Ma sono
poi tanto strani?
Cè Lenni, un ex poliziotto, che si guadagna da vivere spacciando
la Squid, unapparecchiatura che applicata alla testa registra
direttamente dal cervello ciò che una persona vede, pensa, prova.
I clip così ottenuti vengono smerciati e rivisti da altre persone,
che hanno la possibilità di vivere le esperienze altrui come
proprie senza però i rischi della realtà.
Lui traffica in emozioni - e vive di emozioni passate attraverso la
visione dimmagini registrate della sua storia damore finita
con Faith - si considera il Babbo Natale del subconscio. Ha però
un codice donore: non tratta blackjack, i clip di morte.
Ed è con uno di questi che il film inizia mostrando, in un piano-sequenza,
ripreso in soggettiva, un inseguirsi dimmagini mozzafiato, forze
tra le più belle del cinema.
E la morte in diretta vista da Lenni, una sequenza di puro orrore,
senza un fermo immagine per parecchi minuti.
Cè Faith, cantante, ex drogata, salvata e amata da Lenni,
unanima persa senza futuro perché affida il proprio nelle
mani di uomini sbagliati, incapace di riconoscere il proprio valore.
Cè Philo, un boss dello spettacolo, paranoico, che vuole
tenere tutto sotto controllo e con lo squid sorveglia mezza città.
Cè Mace, di professione guardia del corpo, che ha un figlio
da mantenere e laffitto da pagare; è una "tosta"
con i piedi per terra che sa quello che vuole e ama Lenni perché
quando ancora era poliziotto aveva saputo parlare con tenerezza a suo
figlio nel momento in cui arrestavano il padre.
Mace vive nella realtà, ha chiaro il confine fra il bene e il
male, sa cosè lamicizia e lamore.
Senza di lei Lenni, che vive nel mondo come un cieco, sarebbe perduto
nelle infinite trappole in cui la storia lo trascinerà.
E a lei che Lenni nella scena finale, finalmente con la riacquistata
coscienza di sé, dimostrerà la propria riconoscenza con
il bacio a tutto schermo che ben augurante aprirà il 2000.
La trama che si snoda sul filone del thriller classico è molto
semplice: la ricerca degli assassini di un leader nero e di una prostituta
sulla base delle prove fornite da due clip di morte.
Quello che continuamente sbalestra, depista, fuorvia, è lo spostamento
tra chi vede e chi agisce e vive le emozioni, tra chi vede e chi prova
lesperienza: un inganno che tutti i protagonisti vivono - tranne
Mace - e che coinvolge chi guarda.
Il ritmo è incalzante e sostenuto da una colonna sonora rock,
rap, tekno, metal; la messa in scena babelica e apocalittica; abile
luso del mezzo che mette alla prova tutta lesperienza della
regista, dove il punto di vista dello spettatore/trice coincide con
la percezione dellocchio dellattore o della Bigelow ma dove
anche si separa attraverso il personaggio di Mace che guarda disincantata
e diffidente questo delirante universo visivo maschile precisando la
sua lontananza ed estraneità.
Il film mi è piaciuto molto e sono in totale disaccordo con quella
parte di critica, anche femminista, che ritiene K.B. la "più
maschile" fra le registe, provando nel contempo insofferenza per
questo genere di definizioni, che tendono ad ingabbiare il pensiero
e lattività creativa di una donna, in un codice di regole
che stabiliscono quello che è "politically correct".
La Bigelow è "maschile" per il tipo di trame e soggetti
scelti, per il ritmo incalzante delle scene, per la loro crudezza, per
il disinvolto e abile uso della macchina da presa, per la grandiosità
degli effetti speciali, perché le sue donne sanno difendersi
e sono ben determinate a farlo.
Questo incasellamento conduce ad una imbarazzante conseguenza: i soggetti
cinematografici dovranno essere allora suddivisi fra quelli più
adatti alle registe e quelli verso cui i registi manifestano maggiore
propensione?
Che farne allora della letteratura gialla, horror, fantasy scritta dalle
donne in modo così avvincente?
(recensione di Silvana Ferrari)