Associazione Lucrezia Marinelli
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High Tide

Regia Gilliam Armstrong

 


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High tide è stato girato nel 1987 dalla australiana Gillian Armstong, autrice fra l’altro del bellissimo La mia brillante carriera (1979) e del più recente Piccole Donne (1994).
L’intrecciarsi di caso, desiderio e scelta è il leit motif del film, sottolineato dalle ossessive inquadrature di linee parallele che repentinamente ne intersecano altre per allontanarsene subito.
La cinepresa indugia su dettagli irrilevanti, quasi a cercare di far emergere un significante a caso.
Ed è il caso a portare la protagonista in un campeggio di roulottes dove a sua insaputa vive la figlia adolescente. Questa è stata allevata dalla suocera, in seguito alla disperazione provocata dalla morte dell’amatissimo marito.
L’incontrarsi casuale mette in moto emozioni, sentimenti e desideri, possibilità e quindi scelte, è l’alta marea del titolo.
La nonna è una donna ricchissima di energie e risorse: lavora duramente per provvedere a sé e alla nipote; ha molto sofferto per la morte del figlio, ma è permeata dalla gioia di vivere: ha una relazione fissa, ne cerca di occasionali, canta da dilettante, adora il divertimento, gli abiti da sera...e ama la nipote.
Quando arriva la madre, un po’ randagia e incrinata dall’angoscia, istintivamente cerca di tenerla lontana dalla ragazza, per proteggerla da una relazione che giudica inaffidabile.
Nella scena del chiarimento la madre, definendosi annullata dalle proprie angosce, cerca ancora di attribuire al caso la rinuncia alla figlia: "...non ho deciso di smettere di amarti e di amarmi...è successo..." ma subito subentra la consapevolezza "...ho preferito evitarlo" , e senza cercare giustificazioni.
Gli interventi dei due uomini (i boy-friends delle due adulte) sono un tentativo di interferire nelle relazioni fra le tre donne, ma restano inefficaci.
E’ nella forza del desiderio di ciascuna che tutto si gioca, che il caso cederà il passo alla scelta. Non sono più accettabili le fughe: la ragazza lo dimostra alla madre, pretendendo di comunicare alla nonna la decisione di partire.
La nonna a sua volta autorizza la libertà della nipote di vivere secondo il proprio desiderio. La madre, dopo un’ultima crisi di esitazione, sceglie e questa decisione sarà consapevole e costante.
Nell’inquadratura finale la linea è una sola, spezzata ma resa quasi continua dalla velocità, a significare che le vite di madre e figlia proseguiranno, pur con soluzioni di continuità, su un percorso comune.
Gillian Armstrong racconta un rapporto madre-figlia con sguardo lucido e rivelatore, senza cadere in sentimentalismo o edulcorati luoghi comuni.
Lo stare insieme non è un evento inevitabile, ma l’incontrarsi di due desideri complementari e del coraggio di affrontare una vita libera e avventurosa, rinunciando alle sicurezze, ma anche affrancandosi dai vincoli, che pure venivano offerti da scelte più tradizionali.

(recensione di Chiara Visentini)