Gusto: uno dei cinque sensi:
Il sapore delle sostanze introdotte nel cavo orale che soddisfatto o
deluso, fra abitudini ed eccezioni, ingoia e rigetta il buono e il cattivo,
lamaro e il dolce. Piacere e dispiacere.
Gusto anche come forma, stile, genio, carattere. Quellassecondare
evidente o nascosto delle nostre inclinazioni, dei nostri comportamenti:
quellintima sensazione che giudica, apprezza, smuove, trascende
I gusti sono gusti, non si discutono. E sono infiniti. Rispettano o
offendono le convenienze, il senso estetico, in un intreccio di radici,
mito, fato. Sentimento.
Il gusto degli altri è tutto questo.
E il debuto di Agnés Jaoui autrice di teatro e sceneggiatrice,
pure del canterino Parole Parole di Resnais. Il primo film
che ha scritto, diretto e interpretato, insieme al marito Jean-Pierre
Bacri, privo di volgarità, di luoghi comuni, pur trattando persone
(maschere) ordinarie, addirittura patetiche nella loro triviale quotidianità.
Nomination allOscar come migliore pellicola straniera che, a basso
costo, con la semplicità del rigore, lusinga lintelligenza
di chi la guarda; già dalla locandina dantan, teatrale,
con i volti dei cinque attori principali affiancati ai ruoli a loro
assegnati.
Una storia da niente: luomo daffari (nouveau-riche), lattrice
(dà lezioni private per arrotondare), lautista (dilettante
di flauto traverso), la cameriera (spacciatrice a domicilio postsessantottina),
la guardia del corpo (ex poliziotto fallito) sincrociano nella
ronda della vita
Lei personalità nubile inappariscente si presenta
da un imprenditore per insegnargli linglese. Lui privo
solo di stuzzicadenti, tediato da telenovelas, da un pedissequo corteo
di cane nanerottolo e aggressivo, di moglie sedicente arredatrice (divani
pouf letto tappezzeria satin rosa confetto), di consulente a modino,
di comprensivo autista, di tenebroso guardaspalle la congeda
impermalosito. Una sera, per caso, lui vede lei che recita truccata
e appassionata. Sincanta. Se ne innamora. Vola. Taglia i baffi.
Angelo azzurro senza chicchirichi, la segue e insegue, deriso.
Anche nel bistro dove lattrice coi colleghi amici, dopo il palcoscenico,
va a cena servita dalla sisinvolta cameriera (chebbe un flirt
nebuloso con lautista e ora con la guardia del corpo).
E la confusione. Il disorientamento. Mondi imprevedibili, strappi,
sussulti, contrapposizioni, precipitano su conversazioni, arte, drammi
di Ibsen, musica (la raffinata colonna sonora comprende persino brani
del Rigoletto). Quindi mortificazioni, opportunismi, moralismi,
consuete gaffe sui froci, ulteriori desideri di normalità, di
maternità, di rapporti tradizionali, siano o no al di là
dei mari. Linvocazione: bisogna andare incontro al gusto
degli altri!
Chissà? Di solito si è rivoluzionari solo se si è
se stessi.
Allora labbandono del passato e labbandonarsi allestremo,
durissimo tentativo di rendere reali le spinte, daccettare il
rischio, dattenersi alla mistica di tornare, scendere in sé,
per alcuni realizzeranno la comunione dellamore. Per altri, invece,
lemergere dellinsoddisfazione, dellincomprensione,
dellirriducibile incapacità al cambiamento, renderà
più tangibile la tacita conclusione della separazione.
Ecco leleganza, lemozione, le sfumature del gusto secondo
Agnès Jaoui.
Ecco il senso che fa morire o prosperare il sapore spigliato della felicità
che ognuno è in grado di comprendere.
Ecco un film dapplaudire, perché, se non arresta lansia
esistenziale, la fa almeno correre leggera, svelta, alla francese, nei
cieli dellironia.
(Recensione
di Marc de Pasquali)