Presentato al Sundance
Festival poi alla settimana della critica di Venezia '99 il film,vero
gioiello di certa filmografia minimalista, ha ottenuto un successo di
pubblico di tutto rispetto, conquistando la presenza nelle sale cinematografiche
per vari mesi.
Realizzato con pochi soldi, il film deve la sua esistenza alla ottima
sceneggiatura e alla notevole recitazione della protagonista e di alcuni
secondi attori.
Il luogo dell'azione, una stazione di Autobus. Qui attendono tra gli
altri, il loro autobus, due fratelli: Judith e Wesley. Lei per New York,
lui per il College.Alle spalle una vita difficile, dei segreti da tenere
a bada, delle domande senza risposte. Judith si guarda attorno, con
degli incredibili occhi azzurri in bilico tra l'ingenuità adolescenziale
e l'angoscia per l'immediato futuro. Wesley ha come copertura i suoi
libri: sempre aperti, pronti alla lettura maniacale, allo studio.
In un luogo simile, dove una umanità varia si muove, un ragazzo
di nome Jimmy appare e si affianca a Judith. Per far colpo su di lei,
come arma di seduzione non ha che la sua fantasia, la sua parola: inizia
così a raccontare le storie delle persone che si muovono in quel
microcosmo, vere, inventate, un fiume di ricordi, di immagini. Anche
Judith si fa prendere da questo fluire di parole e ricordi. Un vicendevole
che li avvicina sempre più alle verità inconfessate delle
loro giovani vite. E il film entra nel film: storie tracciate con lunghi
monologhi o flash back di vite passate. Una esplorazione che si proietta
anche su diverse generazioni di donne tutte alle prese con la battaglia
per la sopravvivenza e per l'emancipazione.E il rapporto di Judith con
sua madre: grande incertezza e timore di un amore non dimostrato
Bella opera prima della regista Lisanne Skyler, trentenne di New York
con studi di cinema, lunga esperienza nel documentario e come organizzatrice
del Sundance Festival, il prestigioso festival indipendente voluto,
creato e finanziato dall'attore Robert Redford.
La sceneggiatura scritta a quattro mani con la sorella Tristine, laureata
in letteratura alla Princeton con una tesi su "The Waste Land"
di T.S.Eliot, studi di recitazione, lavoro come attrice teatrale (nel
film recita la parte di Irene) e scrittrice di drammi e novelle.
Base della sceneggiatura la raccolta di racconti brevi "Heat"
(Rabbia) di Joyce Carol Oates, una delle scrittrici più apprezzate
e riconosciute, vero e proprio fenomeno letterario della letteratura
nordamericana contemporanea: 27 romanzi, numerosi racconti e articoli
giornalistici. Premi dei più prestigiosi, fra i quali annovera
anche un Pulitzer. Una passione particolare: il pugilato, del quale
è una vera e propria esperta e di cui scrive per diversi giornali
dedicandovi anche un romanzo: "On boxing" nel 1987. La regista
ricorda di aver letto il libro proprio all'età della protagonista
del film ricevendone una forte impressione. Non è un caso che
come un consiglio, che forse allora vi lesse, ama concludere, parlando
del suo film: "Questa storia ci insegna che raccontare gli eventi,
reali, immaginari o altro, può aiutarci a vivere in un mondo
imperfetto". Ingenuità a parte è una grande verità.
Un ultimo accenno va all'attrice protagonista, Hearther Matarazzo, conosciuta
in "Fuga dalla scuola media": semplicemente disarmante, riesce
a dare voce e corpo ad una notevole interpretazione, mai eccessiva,
fresca e genuina. La sua bellezza è quella tipica dell'età
adolescenziale, fatta di asperità e infinita dolcezza.
(recensione
di Laura Modini)