Come dire del mondo,
con gli occhi di una bambina. In questo film, forse anche autobiografico
(della regista so poco, a parte le notizie che ho letto nellOcchio
delle Donne di Laura Modini), la protagonista è Celia, che negli
anni 50 ha nove anni, e nel 2000 avrebbe unetà vicina
a quella che ho io. Il film, anche se collocato agli antipodi, in Australia,
mi restituisce in primitivo il clima di certi ambienti dove la parola
comunista era un epiteto vergognoso da pronunciarsi a bassa voce.
Nel paesotto australiano dove Celia vive, va a scuola, si incontra e
scontra con adulti/e e coetanei/e, la guerra fredda è sottilmente
in atto, e i comunisti sono mostri, più mostri degli Hobbias
che Celia intravede nei suoi sogni e nelle sue paure. Ma Celia, occhi
azzurri interrogativi, figlia unica, sottoposta allamore sia pure
imperfetto di madre e padre, ha una bussola sicura per muoversi: ragiona
e si orienta seguendo amore e desiderio. Tutto questo glielha
insegnato la nonna, che muore nella prima scena del film ma non nel
ricordo della nipotina: una nonna tra laltro militante di sinistra,
come fanno intuire i libri che ha lasciato, la cui eredità però
non viene raccolta dal padre e dalla madre di Celia. Lamata immagine
si incarna in una nuova vicina, Alice, madre di due ragazzi e una bambina,
che sa giocare ma anche ascoltare e ragionare. Celia stabilisce intense
relazioni con tutta la famiglia, e la sua vacanza di Natale si snoda
tra giochi, guerre per bande capeggiate dalla coetanea antipatica, riti
voodoo contro i nemici grandi e piccoli, incontri e scontri con i genitori
che qualche volta capiscono e più spesso fraintendono ed eludono,
in particolare il padre, mentre la figura della madre, dapprima sbiadita,
acquista sempre più spessore via via che viene esposta al modello
luminoso della vicina. Intanto il padre tenta con Alice approcci sempre
respinti, e Celia coltiva il suo sogno segreto: un coniglio domestico,
tutto per lei. Ma i mostri sono in agguato, non gli Hobbias onirici
e notturni, ma quelli diurni e reali: il maccartismo e lottusità
burocratica, rappresentati dalla figura del poliziotto del villaggio.
Alice ha trascorsi di militante comunista, e dovrà andarsene
perché il marito non trova più lavoro; a fare la delazione
è stato il padre di Celia, che propone alla figlia un patto infame:
il coniglio desiderato in cambio della rinuncia a frequentare la famiglia
di Alice. Celia fa finta di accettarlo, ma può solo giurare,
mescolando il sangue, che non li dimenticherà mai.
Frattanto in Australia i conigli selvatici si moltiplicano come cavallette,
e come cavallette stanno diventando una piaga sociale (è un fatto
realmente accaduto negli anni 50). Il governo che, come dice Celia
non sa fare il suo mestiere, se non distingue un coniglio selvatico
da uno domestico, attraverso il poliziotto, burocratico esecutore della
legge dei padri, sequestra fra gli altri anche il suo coniglietto. La
madre cerca invano di contrattare, poi si unisce a un gruppo che riesce
a far rientrare il provvedimento. Ma è troppo tardi, il suo amato
animale è morto e a Celia il responsabile appare un Hobbias spaventoso,
da cui bisogna difendersi con un colpo di fucili. Però chi muore
è il poliziotto, e Celia è salvata dalla complicità
della madre, che fa valere la sua legge, riuscendo a convincere anche
il padre: occulta le tracce del misfatto e si assume lei la sofferenza
della bambina, per la quale laccaduto dovrà essere solo
un brutto sogno. Questo permette a Celia di combinare un rito di esorcismo:
una finta impiccagione, offerta come risarcimento alla figlia della
vittima, alla fine della quale si può correre libere verso il
futuro.
Ho amato molto questo film, che mi ha finalmente dato limmagine
di uninfanzia ingenua ma non innocente, dove i genitori non sono
stereotipi di perfezione o di malvagità, ma esseri umani con
le loro imperfezioni di amore anche sbagliato e ingiusto, e i piccoli
e le piccole sono individui che sperimentano lo stare al mondo con serietà.
Lingenuità (nel senso etimologico del termine, che vuol
dire natività) è negli occhi di Celia che giudica la realtà
degli accadimenti e delle relazioni secondo quello che sente, e si regola
nel distinguere quel che si deve fare e quel che non va fatto secondo
il giudizio di ciò che per lei conta. Il tutto è raccontato
con abilità e leggerezza.
Una lezione di politica, senza ideologia.
(recensione
di Gabriella Lazzerini)