Il
film, nato nella mente della regista nel 1991 quando, trovandosi al
Festival di Selb, cittadina vicino al confine con la Cecoslovacchia,
visita la cittadina di Cheb, rimanendo affascinata da una casa rosa
con il tetto spiovente e le due finestrelle come occhi... chissà
se strizzandosi le hanno fatto l'occhiolino. Certamente fu amore a prima
vista. In quell'anno i governi dei paesi dell'Est stavano restituendo
le case agli antichi proprietari. Il muro di Berlino era appena crollato
nel 1989.
Così proprio a Cheb, davanti a quella casa rosa una domanda si
formulò nella mente fervida di Vanna Paoli: "Che cosa farei
se avessi in eredità questa casa?". Uno spunto, l'Idea!
Dopo quattro anni, con difficoltà infinite, il film!
E questo film è proprio una bella storia, di quelle semplici
e delicate ma piene di tante, tantissime piccole cose.
Elena, la protagonista, è una ragazza fiorentina, lavora, ha
un fidanzato, non ha grilli per la testa, insomma conduce una vita normale.
Elena è molto bella, con un sorriso diffuso ed enigmatico, sorriso
voluto dalla regista e che Giulia Boschi, l'attrice che recita la parte
della protagonista, ha vissuto spesso come un peso, come un obbligo
eccessivo. Ma è proprio la bellezza e la dolcezza di Elena che
la fanno apparire estranea in ogni luogo, quindi non solo in Italia
ma anche oltre confine. E' questo contrasto anche estetico che renderà
molto più palpabile quel contrasto che potrebbe apparire solo
ideologico ma che invece è soprattutto culturale ed economico.
La nostra protagonista quindi si trova un giorno la sopresa di ereditare
una casa. Tutto avviene tranquillamente, senza grandi scosse e preavvisi,
alle volte la vita offre "un'altra possibilità"! Ecco
che Elena scopre l'esistenza della nonna materna, nata in Cecoslovacchia,
morta chissà come, in povertà, espropriata di quella casa,
data dal governo a numerosi inquilini. Ora, il comunismo è morto,
la normalizzazione in atto fa si che est ed ovest si misurano in democrazia.
Il governo ceco, fra le tante iniziative, si fa promotore di restituire
le case ai vecchi proprietari. Elena quindi come erede viene contattata
per riprendere possesso di tale proprietà. perché non
andare a vedere? Una piccola puntatina per rendersi conto del valore,
i soldi non sono mai troppi! Pensieri logici, più che adeguati
a una persona normale. Ma, questa è la grande occasione di Elena,
e le cose quindi prendono subito una piega diversa. La disponibilità
alla nuova esperienza è totale in Elena mentre Enrico, il suo
ragazzo, la vive con tiepido interesse se non proprio come una grande
seccatura che si risolverà nella rottura. Ovvio! Il viaggio,
sia geografico che della memoria, la nostra protagonista lo dovrà
compiere da sola, come se dovesse mettere in atto una rinascita!
Ed ecco che con mano morbida ma sapiente la regista ci sollecita a seguire
il compiersi del viaggio tra immagini, ricordi, esperienze anche dolorose.
Grande tensione emotiva tocca il racconto dell'invasione tedesca del
1939 fatto dallamica della nonna. Narra di quando la nonna di
Elena per la prima volta si trova di fronte il nemico tedesco, con gli
occhi bagnati di pianto vede un ragazzo in divisa con le lacrime agli
occhi. La regista ricorda come l'idea di questo episodio le sia venuta
leggendo tale esperienza vissuta dalla giornalista ceca Milena Jesenska,
amata da Kafka e morta nel campo di concentramento di Ravensbrück.
Mai conosciuta la madre, ecco ritrovare l'esistenza della nonna, le
radici, la sua origine. E nel ritrovarsi sente che quella casa è
importante, fonte di ricchezza interiore, di ricordi, di presenze. Lei
non é più la ragazza che, lasciata l'Italia pensava di
interrompere la sua vita normale per qualche giorno. No, ora lei ha
ritrovato le sue radici. Non è più sola! E tutto quello
che le sta attorno: strade, case, oggetti, persone...tutte sono parti
di sé.
E l'amore si presenta in panni dimessi con toni sommessi nella figura
di Frantisek, il figlio di una inquilina della casa rosa. Personaggio
originale, colto, fantasioso, suonatore di clarinetto e amante del dixilend,
di professione avvocato non burocratizzato. Una miscela esplosiva! Forse
troppo per Elena che è titubante. Come osare? E il turbinio del
lungo bacio in piano sequenza, in notturna e sulle note della Moldava
di Dvorak sembra essere la catarsi. In quel momento ogni cosa, ogni
sentimento, ogni sensazione, tutto trova il suo posto esatto, nello
scacchiere del grande gioco della vita.
(Recensione di Laura Modini)