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Antuca
è la storia di una ragazza quechua che passa da una vita povera
e contadina vissuta in un paesino sperduto sulle Ande a una vita povera
e da sfruttata nella capitale Lima. Ormai adulta, Antuca è impegnata
con un gruppo di donne che si occupano dell organizzano di un
consultorio nel quale dovranno fare anche scuola a donne e bambini.
Lincenziata dallultimo posto di lavoro dove prestava servizio
(dove veniva molestata dal padrone) decide di tornare al suo paese dorigine
con la speranza di ritrovare il suo mondo.
Il contatto con la realtà contadina ancora presente nei paesi
andini le fa comprendere la distanza fra lei e quel mondo dove modelli
damore, di lavoro e socialità sono ancora gli stessi dai
quali la madre laveva allontanata bambina sperando per lei in
un futuro diverso e migliore.
Ritrova anche lamore adolescenziale che ormai uomo appare strettamente
legato a quel mondo che non riesce a saturare la sua ricerca dellamore
materno perduto.
Questo viaggio a ritroso le chiarisce che quel mondo non le appartiene
più.
Ritorna a Lima con ritrovata energia per costruire con le altre donne
il consultorio di cui tanto hanno bisogno.
Il film mostra come le donne hanno qui effettivamente mostrato un tracciato
di relazioni femminili. Nessuna mediazione di partito o altro, ma situazioni
concrete che rovesciano posizioni, schemi preesistenti.
La volontà delle donne di mettere al mondo delle situazioni che
non sono date ma vanno riformulate e realizzate con il lavoro e la partecipazione
di tutte e ben rappresentata.
Ecco che le vediamo al lavoro: organizzano mense per le altre più
disagiate, mettono a disposizione collettivamente quello che hanno nella
borsa della spesa, organizzano asili autogestiti. Vediamo qui come la
società familiare è di fatto femminile, le donne restano
sole con i figli mentre gli uomini emigrano alla ricerca di lavoro,
(fatto normale nellAmerica Latina).
Da questo punto di vista Antuca rovescia la situazione usuale: è
lei che se ne va dal paese alla ricerca del tanto necessario lavoro.
Come già altre volte il cinema delle registe non ripiega sulla
sola denuncia ma, maturata la voglia di vincere, ne espone la sua possibile
realizzazione.
(recensione di Donatella Massara e Laura Modini)
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