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Sulle note del tanto
è nelle sale dopo essere stato presentato al festival di
Venezia Anni Ribelli , con latmosfera di un paese,
lArgentina, resa più lontano dalla sua assenza al cinema,
e con quegli italiani ormai lontanissimi, emigrantes di prima della
guerra. "Far lAmerica e tornare: questo pensavamo in tanti,
invece siamo qui..." è la romantica canzone (in do minore)
alla radio, canzone di successo scritta dallo zio della protagonista,
la sedicenne Laura, interpretata da Leticia Bredice, una rivelazione
per lo schermo. Sono suoi gli anni ribelli delladolescenza, vissuti
al limite degli anni Cinquanta.
La sua famiglia non è quella degli emigranti di Aldo Fabrizi
e Ave Ninchi, chiassosi e allegri romani che non si perdono danimo,
e non sono neppure gli argentini dellesilio che hanno intessuto
legami con Parigi. E un microcosmo in parte argentino con una
mamma paziente e sottomessa e una parte più appariscente e loquace,
quella siciliana del padre, della nonna, di una zia che si è
fatta ben sette anni di manicomio duro per aver sparato al marito (ma
senza prenderlo) in un momento di gelosia più forte degli altri.
La figura del padre intuita da Massimo Dapporto (bellissima interpretazione)
in maniera tanto sotterranea che non cè bisogno di raccontare
il perché del disagio e dellodio che suscita nella figlia.
Suggerisce violenze domestiche, gelosie esasperate, ma non si esprime
se non per quel rumore ai polmoni che accompagna con il fumo di tante,
troppe sigarette la sua viscerale passione per il biliardo, il bar,
in un cosmo "esterno" lontano dalla famiglia ovviamente di
dominio solo maschile.
Rosalia Polizzi (coautrice anche delle canzoni della colonna sonora,
accanto ai tango di Pugliese) regista di vasta esperienza televisiva
ha raccontato qualcosa di sé e dei suoi ricordi, anche lei nata
in Argentina e poi arrivata in Italia con una borsa di studio e diplomata
al Centro sperimentale (ha realizzato nell89 una versione teatrale
di Ardente Patiencia di Skarmeta, il testo del Postino di Neruda).
...E il 1955, la fine del peronismo è nellaria, si
sente parlare di colpo di stato. Laura va al liceo, studia francese
destando meraviglia per il suo accento italiano (come se la metà
della popolazione argentina non fosse di origine italiana), deve tornare
a casa per le sette, deve soprattutto togliersi dalla testa di fare
lattrice. Lontano da quel grande tavolo da soggiorno dove si riunisce
tutta la famiglia metà italiana e metà argentina ci sono
le prime amicizie, un amore tenuto un po a distanza, i primi contatti
politici appena suggeriti in pomeriggi trascorsi a casa di una professoressa
comunista (è Alessandra Acciai, volto nuovo nel cinema italiano,
di intensa potenzialità espressiva). Ma anche i libri, le riviste,
i ritagli dei suoi divi tenuti ben nascosti dalla furia paterna.
Cade Peron, i capi di esercito e marina prendono il potere e negli stessi
giorni muore il padre: lei resta impietrita vedendolo morire senza muoversi
per dargli le sue medicine, è come la liberazione da un incubo.
Più declina il padre, più lei diventa grande, più
lei diventa grande e sicura, con la sua morte inizia la sua vita e si
prepara al grande viaggio verso lItalia.
In quella casa di tante donne dove un solo uomo tiene in pugno diverse
vite abbiamo la visione un po anacronistica ma neanche tanto lontana
di un autentico maschio latino vecchio stile accanto al ricordo di gesti
precisi (la nonna che spreme il succo di limone nellacqua e parla
una lingua antica), il lavoro di sarti in casa che padre e nonna eseguono
con abilità, le feste di famiglia. Latmosfera della casa
e del film mantiene il tono di dolcezza che solo il ricordo e la riconciliazione
possono concedere.
(Recensione di Silvana Silvestri)
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