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quanti modi un maniaco può perseguitare una donna? Quali sono
le fantasie che si incrociano in un rapporto maniacale? E il mondo fantasmatico
dellerotismo femminile come può essere rappresentato? Che
complicità può esistere fra la vittima e il carnefice?
Come è possibile spezzare langoscia e ribellarsi?
Il cinema tante volte ha affrontato il tema dei maniaci sessuali, da
sempre grandi protagonisti della fantasia popolare, a cominciare dalla
leggenda di Jack lo squartatore. Sono storie di sesso e di sa ngue,
quindi perfette per essere messe in scena. Quasi sempre con occhi maschili
e anche se a raccontarle sono maestri come Alfred Hitchcock (Frenzy)
Brian De Palma (Omicidio a luci rosse) o Stanley Kubrick (Arancia meccanica),
leroe, seppur negativo, è sempre lui, il maniaco, lassassino.
In questo film invece la regista è riuscita a ribaltare la situazione:
protagonista del suo film è lei, la vittima, che si mette in
primo piano, prende in mano la situazione e la gestisce.
Laltro, il maniaco, il voyer, fa una ben misera figura ed esce
dalla storia completamente spogliato da quel fascino che i cattivi sullo
schermo riescono sempre ad avere. Il fatto poi che per interpretare
il personaggio del persecutore Karen Arthur abbia scelto un bellone
del piccolo schermo, Michael Woods, uno dei protagonisti del Serial
Sentieri, contribuisce a rendere più efficace tutta la vicende,
ispirata fra laltro ad un fatto realmente accaduto, quello di
una ragazza americana, che perseguitata da un maniaco riesce a liberarsene
ribaltando la situazione e usando le sue stesse armi: non bisogna arrendersi,
spaventarsi o rassegnarsi a una persecuzione, ma ribellarsi, diventando
autori della propria storia, è un messaggio, deciso, vincente,
che Karen Arthur dà alle spettatrici.
(recensione
di Erica Arosio)
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