Il documentario è la forma di narrazione
filmica preferita da Alina Marazzi che presenta ora Vogliamo anche le
rose dopo Unora sola ti vorrei (2002), amatissimo dal pubblico,
e il meno noto Per sempre(2005).
Come nei precedenti lavori, particolare e personale è il suo
modo di raccontare e di rappresentare le storie. Realizzare un documentario
per Alina Marazzi vuol dire, partendo da documenti, testi, repertori,
fare unattenta, meticolosa e approfondita opera di ricerca, dinvestigazione
e di conoscenza della realtà, dei fatti reali, e comporli successivamente
in un racconto attraverso un abile e creativo lavoro di montaggio: lopera
acquisisce così la sua struttura narrativa. In questo modo è
stato progettato e girato Vogliamo anche le rose.
Tre storie di donne, fra le migliaia lette, tratte da tre diari provenienti
dallArchivio Diaristico di Pieve Santo Stefano, fanno da struttura
narrante del film con le voci delle attrici Anita Caprioli, Teresa Saponangelo
e Valentina Carnelutti che alle tre donne hanno prestato, oltre la voce,
anche il nome: Anita, Teresa, Valentina. Siamo tra la fine degli anni
sessanta e la fine degli anni settanta e nelle storie affidate allintimità
del diario, emergono paure, desideri di cambiamento, insofferenza ai
rigidi legami familiari, oltre alle problematiche riguardanti la libertà
sessuale e le nuove e diverse relazioni damore. Storie del microcosmo
individuale che troveranno la cassa di risonanza, in quegli anni, nei
movimenti degli studenti e soprattutto i movimenti delle donne che con
le loro istanze di libertà faranno esplodere le contraddizioni
di una società arcaica, dominata dal patriarcato con leggi, usi
e costumi oppressivi e una severa morale sessuale.
Il diario di Anita, datato 1967, racconta di una giovane milanese alle
soglie delluniversità, timorosa delle scelte che nellimmediato
futuro dovrà affrontare, ansiosa e inesperta della propria sessualità
ancora sconosciuta, ma anche impaziente di sottrarsi allautorità
paterna; Anita sembra quasi presagire con le sue ansie e i suoi desideri
il grande cambiamento che si sta avvicinando con il 68.
Il diario di Teresa del 1975 ci porta, dalla gioiosa tenerezza di una
storia damore appena nata, alla pesante e dolorosa scelta di un
aborto clandestino, con tutte le lacerazioni psicologiche e fisiche
che esso comporta, raccontato anche attraverso un tristissimo e desolante
viaggio dal suo piccolo paese pugliese fino a Roma.
Il diario di Valentina del 1979 ci parla di una donna che ha fatto lesperienza
del femminismo presso la Casa delle Donne del Governo Vecchio a Roma,
ha partecipato alle lotte, alle manifestazioni, alle conquiste e anche
alle lunghe discussioni e agli infiniti dibattiti; la sua, delle tre,
è la scrittura più problematica, più dubbiosa,
con più chiaroscuri come presentisse la fine di unepoca.
Il filo narrante dei tre diari, ridotti a sceneggiatura grazie al contributo
della scrittrice Silvia Ballestra, è corredato da uno smisurato
materiale di archivio, che dà a quelle piccole storie individuali
una risonanza corale, un estensione sociale, un respiro di Grande
Storia. Gli eventi narrati sono illustrati da immagini di materiali
di tipo diverso: inchieste e documentari televisivi, film indipendenti
e filmini di famiglia, fotografie, animazioni, riprese di manifestazioni
provenienti da archivi pubblici e privati, articoli di giornale e fotoromanzi.
Un grande e paziente lavoro di ricerca unito ad un intelligente e innovativo
lavoro di montaggio rendono il documentario di Alina Marazzi
e tutta la sua filmografia - unopera originale, inusuale, internazionalmente
apprezzata per la serietà nelluso dei documenti ma anche
per la genialità della loro utilizzazione.
Il lavoro di Alina Marazzi è un prezioso contributo perché
la memoria della storia delle donne di quegli anni, - la generazione
che oggi ha 5060 anni -, passi alle generazioni più giovani
e diventi un loro patrimonio di conoscenza e di consapevolezza di come
i diritti che ora esse considerano acquisiti siano stati il frutto di
lunghe e importanti lotte politiche del movimento delle donne degli
anni sessanta-settanta.
(Silvana Ferrari)