La regista Iciar
Bollain ha toccato con questo film il tema delle violenze fatte sulle
donne dai loro mariti nellambito stesso della famiglia, coinvolgendo
anche i figli, quando questi ci sono.
Un tema scottante e controverso che ci deve far riflettere, ma soprattutto
ci pone il problema di trovare dentro di noi un giudizio non scontato
e superficiale dei loro comportamenti anche se sono diversi da quelli
che noi vorremmo.
Cosa impedisce a una donna sposata, con un bimbo, che subisce violenza
da parte del compagno, a non andarsene da casa, a non denunciarlo, a
sottostare alla paura quotidiana delle percosse? Perché la maggior
parte delle maltrattate in queste condizioni se ne vanno dopo tanto
tempo quando ormai sono stremate ed altre invece non lo faranno mai?
Istintivamente io, ma anche tante altre donne che con il femminismo
hanno imparato quanto è importante lautostima e la libertà,
viene da giudicarle incapaci di decisioni forti, ma Maria Milagros Garretas,
filosofa spagnola, ci ha stupito con uno scritto recente in cui dichiara
Anchio sono una donna maltrattata, con questo testo
ci ha fatto fare un passo indietro e ci ha fatto riflettere. Forse il
nostro parere è troppo emancipato e affrettato dallindignazione?
Dice la Garretas, lo ha affermato anche Lia Cigarini, prima di loro
Maria Zambrano e Margherita Porete, la libertà femminile
non ha diritti e leggi che rendono i soggetti degli oggetti di studio,
di pensiero predefinito. Che cosa cè , quindi, oltre la
legge? Principalmente la relazione, la pratica della relazione è
la grande scoperta simbolica del movimento politico delle donne.
Nella vita corrente le donne sono attratte dalla relazione, una predilezione
storica non predeterminata che ha a che vedere con una capacità
misteriosa di essere due che il loro corpo segnala, capacità
che non include né esclude la maternità. Questa capacità
viene prima delletica che ordina e comanda comportamenti precostituiti
dalla legge virile, quando una donna sceglie per sé diventa portatrice
di dignità nel bene e nel male, questa dignità è
inoltre determinata e rafforzata dalla fedeltà di apertura allaltro.
Prendi i miei occhi dice la protagonista al marito nei momenti
di estasi, unofferta delle più forti, sincera e condivisa,
ciò, nonostante sia vittima della sua violenza insana, incontrollata,
le cui radici sono profonde nella personalità disturbata delluomo
che non ha risolto la competizione con gli altri maschi della sua famiglia,
però ama e desidera mantenere il rapporto con la moglie e il
figlio tanto da andare in psicoterapia.
Allora come dice la Garretas. privando e spogliando di una possibile
dignità, dovremmo sprofondare le donne maltrattate nella miseria
delle vittime e trasformare il nostro rapporto con la loro realtà,
che è la realtà. La loro dignità è
la fatica che fanno offrendosi per mantenere viva la relazione con laltro
ancora necessario, per portare avanti il progetto di vita in cui si
sono imbarcati. Per me è molto controverso parlare dignità
nel caso enigmatico delle donne che si rifiutano persistentemente di
rompere un legame persino quando è sporcato dalla violenza e
rasenta la morte, ma lei ci suggerisce questa unipotesi di lettura.
La regista Iciar Bollain, ha trattato i personaggi del suo film con
estrema chiarezza, ha evidenziato il bene e il male che danno vita a
una lotta estenuante, ha fatto giocare tutte le carte possibili , ma
la partita non è riuscita a tenere insieme la famiglia. Si affida
ad attori intensi ma essenziali, da Laia Mazul (Pilar) con la sua ottima
interpretazione di donna spaventata e repressa che al momento giusto
saprà dare sfogo alla vitalità, a Luis Tosar (Antonio)
capace nella sottrazione di taglienti silenzi ed improvvise esplosioni.
Ho apprezzato molto questo film che ha saputo profondamente farmi intuire
più che mostrare la violenza e il suo punto di limite, oltre
il quale una donna non può più tacere.
Zina Borgini