Recensione di Zina Borgini
Un film importante e sensibile sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza , un piccolo guazzo da aggiungere al quadro degli anni 70 che ultimamente, nel cinema, piace ricomporre, un riconoscimento all’importanza della cultura e dell’intellettualità.
Quadro d’epoca, racconto morale o romanzo di formazione quale voglia essere non importa, quel che colpisce in questo film è proprio Stella (Léora Barbara) la giovane protagonista, con la sua vitalità e curiosità, con la sua forza e la determinazione che usa per scappare dall’indifferenza e dal disagio che ogni giorno riempiono i suoi ritorni dalla scuola alla famiglia. Una famiglia allargata composta da due genitori che gestiscono un bar di periferia, e da tutti i personaggi disadattati del quartiere che lo frequentano. Il bar è anche la sua casa, e Stella ci passa tutti i pomeriggi ascoltando musica al jukebox o relazionandosi con qualche cliente che, con molta affettuosità, la coinvolge nei suoi pensieri borderline: un microcosmo caloroso e rumoreggiante ma insidioso e doloroso. Non ha altre frequentazioni se non un’amica che incontra quando va a trovare la nonna in un altro paese.al Nord della Francia: anche lei sopporta una situazione famigliare impossibile e tragica. Purtroppo queste sono le realtà che abitano il suo mondo e che lei osserva silenziosamente incantata e stupefatta: a volte se ne dimentica per godersi un po' di spensieratezza, ma dalle quali vorrebbe sicuramente sfuggire.
Stella frequenta una scuola media dove la maggior parte degli studenti sono figlie e figli della borghesia parigina, i professori sono molto severi ma disattenti, lei ha poco da spartire, per questi motivi il suo rendimento scolastico è pessimo e la sua integrazione lenta e faticosa.
Una opportunità però le viene data da una compagna di scuola che le offre la sua amicizia. Gladys, figlia di ebrei argentini, borghesi e intellettuali prende per mano Stella e poco alla volta la introduce nel suo mondo intellettuale: la loro è un'amicizia sincera dove si può raccontarsi e ascoltarsi. Le diverse dinamiche famigliari quelle dell'amica, dove si ascolta buona musica, si legge molto e non esiste televisione in opposizione a quelle di Stella dove la televisione è sempre accesa e tutto si agisce alla luce del sole, faranno scoprire alle due amiche un mondo nuovo che non immaginavano potesse esistere.
Con la scoperta del piacere che la invade quando legge i libri consigliati da Gladys, Stella trova finalmente la capacità di esprimersi e di relazionarsi, tanto che anche il suo rendimento scolastico avrà un miglioramento.
“Era da tempo che volevo fare un film sulla mia visione della scuola e dell'importanza della cultura” afferma Sylvie Verheyde che definisce il film autobiografico e per il quale ha ripescato nei ricordi della sua infanzia, molto simile a quella di Stella, e nella gioia che ha dato alla sua vita la conoscenza della letteratura e della cultura in generale.
Molte le problematiche toccate nel film con voluta leggerezza, senza inutili approfondimenti compiacenti: la sessualità, gli abusi e violenze sull'infanzia, i campi di sterminio, i desaparecidos.
Un gran bel film, ricco dei pensieri e della voce di una preadolescente che tutte le ragazze e i ragazzi dovrebbero vedere.