Andrea Arnold, professionista nel cinema da ventanni, per tredici
anni ha condotto un programma per bambini alla televisione scozzese,
da sempre scrive soggetti e sceneggiature. Dopo i quarantanni,
nel 2001, sperimenta la regia e nel corso di sei anni realizza tre cortometraggi
e un lungometraggio. Il suo terzo cortometraggio , Wasp
(Vespe) ha vinto lOscar nel 2005 più oltre una ventina
di premi sparsi per il globo. Nel 2005 seguendo un laboratorio di sceneggiatura
al Sundace (Centro cinematografico fondato da Robert Redford che ogni
anno presenta il suo festival di cinema indipendente), traccia la sceneggiatura
di quello che poi diverrà Red Road, film premiato
dalla critica a Cannes nel 2006 e inondato di tutti i premi possibili
in Gran Bretagna (una ventina) più alcuni altri presi in varie
parti del mondo.
Red Road, la strada rossa, è un quartiere periferico di Glasgow
(seconda città della Scozia dopo Edimburgo) sorto dal nulla negli
anni 60 con la costruzione di tre cubi abitativi di 25 piani e
una serie di torri per molto tempo le più alte dEuropa.
Lì vivono ancora oggi più di mille persone, un luogo estremamente
tranquillo come dice la regista, dove la monotonia è rotta per
lo più dalle azioni delittuose dei suoi abitanti che vengono
controllati 24 su 24 da numerose telecamere che fanno riferimento ad
un centro di controllo operativo.
Un set incredibilmente stimolante dove collocare la sua protagonista,
donna dotata di una forte personalità, che vive però una
insignificante e banale quotidianità.
Lei che, proprio per mestiere, scelto forse per questo, controlla il
mondo, una notte, con gli occhi fissi al solito monitor, perde improvvisamente
il controllo di sé: riconosce un volto, un uomo che non avrebbe
voluto rivedere mai.
E linizio di un silenzioso inseguimento, alternato fra il
filtro dei monitor e la strada.
Questo film fa parte di un progetto, The Advance Party, pensato da Lars
Von Trier: tre registi/e esordienti devono scrivere tre film distinti,
ambientati in Scozia (il progetto è sostenuto finanziariamente
da istituzioni pubbliche scozzesi), utilizzando gli stessi nove personaggi
ideati da Andrei Thomas Jensen e Lone Scherfig (la regista di Italiano
per principianti). Tempo delle riprese, effettuate in digitale,
sei settimane. Tema unificante: la solitudine e il disagio.
Andrea Arnold è stata la prima ad accettare questa proposta,
scommettendo su un film di poche parole, movimenti di macchina calcolati
ed essenziali, inquadrature che mostrano sempre meno di quello che nascondono.
Ed ha vinto.
(Laura Modini)