Il motivo che ha ispirato la regista di questo film è autobiografico.
Dice infatti Mariantonia Avati che quando è stata operata per
la sua prima gravidanza all'Ospedale San Giovanni di Roma, era degente
in una camera di tutte donne. Da questa vita in comune è nata
una grande amicizia e solidarietà: questi sentimenti le hanno
fatto intuire che sarebbero stati un ottimo spunto per un film.
Ha scelto quindi di ambientare la sua storia in un reparto maternità
dove appunto va da sé che ci siano tante donne. Il periodo storico
è quello post-bellico; siamo nel 1947 epoca in cui scegliere
di avere un figlio, significava anche contribuire alla rinascita di
un paese distrutto da un conflitto armato.
Ognuna delle nove donne che animano il reparto, differenti tra loro
per età e provenienza sociale, porta con sé i segni della
propria storia. Però tutte sono accomunate dai sentimenti legati
alla maternità: paura per il dolore che devono affrontare addolcito
dalla speranza e dalla gioia di essere autrici di una nuova vita. La
protagonista della storia è Nina (Anita Caprioli): la sua gravidanza
è in pericolo perciò viene ricoverata in anticipo sulla
data del parto. Intorno a lei, nella grande camerata, ruotano le vite
delle altre partorienti, solidali e forti si sostengono nei momenti
più duri, si capiscono, si compatiscono e si aiutano scardinando
la logica dei pregiudizi e dei privilegi sociali.
Un debutto impegnativo che non poteva passare inosservato per motivi
anagrafici: Mariantonia Avati, differentemente dal padre, nella pellicola
concede poco spazio all'aspetto formale e stilistico, afferma che ha
preferito mettere l'accento sulla recitazione e sui ritratti delle protagoniste
per costruire un corale affresco al femminile.
"Per non dimenticarti" non passerà alla storia per
colpi di scena. Ha tempi un po' televisivi e qualche senso di colpa
un po' troppo cattolico ma è un film che si lascia guardare,
è realistico e propositivo.
(Zina Borgini)