Wendy e Jon Savage, sorella e fratello, hanno
superato la quarantina ma le loro vite corrono ancora sui binari della
precarietà. Precari sono le loro ambizioni e i loro desideri
spesso frustrati lei aspira a fare la drammaturga, lui sta scrivendo
da anni un saggio su Brecht -; insoddisfacenti e instabili i loro lavori
lei passa da un lavoro allaltro, lui insegna in unoscura
università -; immature e volutamente poco coinvolgenti le loro
relazioni affettive lei intrattiene una relazione con il vicino
di casa sposato, lui sta con una donna polacca che non intende sposare
sebbene le sia scaduto il permesso di soggiorno e sia costretta a tornarsene
al suo paese.
I due fratelli sono una versione moderna di Hansel e Gretel: così
li ha definiti la regista Tamara Jenkins che del film è anche
la sceneggiatrice. Come i due fratellini della favola, i fratelli Savage
devono compiere un viaggio metaforico tortuoso e doloroso, seguire un
percorso alla fine del quale raggiungeranno quel traguardo tanto desiderato
e temuto che è il mondo adulto, il passaggio alletà
adulta.
Per Wendy e Jon il viaggio consisterà nell affrontare insieme
la malattia del padre, colpito da Alzheimer, prendere atto della loro
responsabilità di figli nei confronti di una figura genitoriale
contradditoria e poco amata di cui hanno spiacevoli ricordi nella loro
infanzia. Tali responsabilità implicheranno anche il prendere
decisioni, come quella di trasferirlo da un lussuoso villaggio per anziani
in Arizona in una casa di riposo più economica ma anche più
squallida, o come lessere posti di fronte alla fisicità,
misera ma molto umana, della malattia, della vecchiaia e della morte.
Non è un film però sulla malattia, lAlzheimer, o
sulla senilità. Si concentra piuttosto sulla famiglia osservandone
i suoi componenti come microcosmi di solitudine non in contatto fra
loro; e sui figli che, anche di una certa età, si mostrano inetti,
immaturi, incapaci di relazioni affettive: un concentrato di autoreferenzialità,
di egoismo e di narcisismo, goffi nei loro tentativi di vivere delle
esistenze più o meno comuni. Esemplari al riguardo sono le ambientazioni:
le loro case appaiono spoglie, poco vissute, casuali negli arredi, case
che possono essere abbandonate da un momento allaltro, come del
resto buona parte delle loro vite.
Il registro del film non è drammatico, è quello della
commedia acido-amara che se da un lato nulla vuole nascondere della
solitudine, dellimpreparazione e dellinettitudine dei due
protagonisti nei confronti della vita, dallaltro non vuole chiudere
sulla speranza di una loro presa di consapevolezza e di scelte esistenziali
più mature. Verso questa direzione va il finale, non genericamente
consolatorio, come solitamente si usa vedere nella commedia americana,
ma meritatamente conquistato visti i passi compiuti dai due protagonisti
nella via di una maggiore comprensione di certi meccanismi delle relazioni
umane, di una maggiore apertura e sensibilità verso gli altri.
Merito del buon livello del film va alle superbe interpretazioni di
Laura Linney e di Philip Seymour Hoffman che hanno dato corpo alle nevrosi,
alle meschinerie e alle inquietudini dei due personaggi.
Il film viene dal Sundance Film Festival ed ha inaugurato il 25°
Torino Film Festival del 2008, ha ottenuto numerosi riconoscimenti dai
Free Spirit Indipendent Award, gli Oscar del cinema indipendente americano.
Silvana Ferrari.