La Mongolia ancora oggi appare lontana e irraggiungibile
nonostante linee low- cost facciano atterrare i loro aerei nella capitale
Ulan-Bator.
Più di ventanni fa ebbi la fortuna di poter visitare la
parte più meridionale della Mongolia a confine con la Cina e
ne rimasi incantata. Con stupore (quello che riescono a provare i bambini)
mi sono emozionata alla visione di questo film e, parafrasando una frase
di Luisa Muraro, ho sentito la mia anima prendere riposo come se per
uno strano gioco della mente percepisse di essere tornata in un luogo
caro.
La regista Byambasuren Davaa è nata nel 1971 a Ulan-Bator da
una famiglia nomade che si urbanizzò negli anni 60. Laureatasi
nella capitale, ha studiato cinema a Monaco e dopo il successo del suo
primo film La storia del cammello che piange ha dichiarato
di voler continuare a raccontare la sua terra e le storie che le raccontava
sua nonna. Non stupisce quindi che i suoi film vadano dritti al cuore.
La semplicità è la componente essenziale del suo filmare
la realtà che ancora oggi vive nelle vaste pianure mongole, realtà
fatta di fatica, rapporto stretto con la natura e le sue leggi, amore
per la terra e tutto quello che offre, compreso il combustibile naturale
usato per scaldarsi: lo sterco animale.
La citazione iniziale sulla reincarnazione, ripresa più volte
nel corso della narrazione, non è una declamazione fine a se
stessa ma la constatazione della continuità della vita nonostante
le apparenze, in totale armonia con la natura.
Irrompe nel film come nella vita dei mongoli la modernizzazione con
le sue leggi: nella Storia del cammello che piange è
la grande città, in questo film il richiamo alle elezioni, diritto
di tutti i cittadini strombazzato da altoparlanti rumorosi e fastidiosi.
Certamente la regista non nasconde le difficoltà che lindustrializzazione
pone alle popolazioni nomadi, ma trapela dai suoi film la speranza che
la sua gente sappia trovare una risposta in equilibrio tra le diverse
esigenze. In una intervista ha affermato: In quanto mongola conosco
una vita che va al di là dei valori materiali e più scontati.
Non intendo rinunciare alla speranza che lantico e il nuovo possano
coesistere a pari dignità.
(Laura Modini)