"Oggi degli operai si parla solo quando muoiono sul lavoro. In
Italia ne muoiono tre al giorno. Eppure gli operai sono stati portatori
negli anni di una delle più grandi storie di vita del nostro
Paese": con queste parole inizia il viaggio di Francesca Comencini
attraverso il bianco e nero e i colori - prima sgranati, poi via via
sempre più nitidi - di una storia che parte dalle fabbriche del
dopoguerra e arriva fino a oggi, nei reparti specializzati delle industrie
del nostro tempo, con la logica del toyotismo e l'intreccio multietnico
di piccole storie precarie.
Mescolando vecchie immagini degli archivi Rai, interviste d'epoca e
testimonianze dirette raccolte nelle fabbriche di oggi, la Comencini
ricostruisce un sessantennio di vita italiana: dall'emigrazione degli
operai meridionali verso il Nord degli anni 50 alle illusioni del boom
economico, dalle lotte sindacali degli anni 70 all'autunno caldo degli
scioperi Fiat, dallo spaccamento del movimento operaio alle storie,
sempre uguali e sempre diverse, della quotidianità del nostro
tempo.
A parlare sono soprattutto immagini mute: facce segnate dal tempo e
dalla fatica, sorrisi che celano nostalgie di posti lontani e speranze
di vite migliori, braccia e mani piagate dal ritmo incessante di un'esistenza
meccanica, sguardi che hanno in sé la rassegnazione o la rabbia
di una vita scandita dal battito martellante delle catene di montaggio.
E poi suoni, rumori, accenti diversi, figure nascoste dietro una pioggia
di faville, biciclette abbandonate ai portoni, voci alla scoperta di
una coscienza di sé che libera e che soffoca, frammenti di vite
che ci restituiscono l'immagine di un'Italia che fu, di un'Italia che
è ancora.
Da sempre sensibile alle tematiche sociali e politiche (da "Carlo
Giuliani, ragazzo" a "Mi piace lavorare", da "Mobbing"
a "A casa nostra"), Francesca Comencini realizza un documentario
corale, lucido e commosso, che rende omaggio agli operai di ieri e di
oggi. Una testimonianza coraggiosa che ha in sé il sapore dolce-amaro
della memoria e la forza di chi sa guardare al futuro con la consapevolezza
di quanta strada rimane ancora da fare.
(Laura Giacalone)
Il film accenna poco alla presenza fortissima delle donne, dandola
in certo qual modo scontata. Una mia amica che tuttora vive a
Sesto San Giovanni, nel vedere questo documentario si è molto
emozionata rivivendo gli anni della sua giovinezza quando lavorava alla
Breda, come prima di lei il padre ma anche la madre e successivamente
la sorella. Un mondo che ormai non esiste più, definitivamente
finito. (Laura Mpdini)