Associazione Lucrezia Marinelli
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FROZEN RIVER

di  Courtney Hunt

 

 


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Paesaggio di neve spoglio, povere case  in un disordine posticcio. Mattino. Una donna con i piedi nudi fuori dall’automobile, fuma e piange. Osserva con disperazione il cassetto del cruscotto vuoto. Il volto è bello ma invecchiato da fatiche e delusioni. Le lacrime corrono lungo i solchi delle rughe che si sono scavate il cammino durante gli anni. Anche le mani con le unghie rotte e sporche mostrano la condizione  faticosa della sua vita. Poi si fa forza, si asciuga gli occhi e rientra in casa, una cadente baracca di lamiera azzurra. Dentro i due figli, uno adolescente e l’altro poco più di un bimbo, sembrano in uno stato di gioiosa attesa, stato che poche scene dopo si dissolverà. Il padre, giocatore incallito è fuggito con i risparmi della famiglia, per giocarseli in qualche casinò, lasciando la moglie e i figli senza neanche gli spiccioli per il pranzo.
L’azione dell’uomo è doppiamente vigliacca perché, a una settimana dal Natale, quei soldi avrebbero dovuto pagare le rate del televisore, gli acconti per la tanto desiderata nuova casa prefabbricata - più accogliente e più adatta  ai rigori invernali -, che sarebbe dovuta arrivare proprio quella mattina, e i regali per i figli. Quelle cose sono le  piccole speranze e  i  piccoli desideri che riempiono con le loro fragili aspettative la trama di  vite così difficili e dure.
Un modo per fare soldi velocemente Ray lo scopre entrando in contatto casualmente con una giovane donna, Lila, una indiana della nazione dei Mohawk, che vive ai margini della sua comunità, in una misera roulotte in mezzo ai boschi.
Il film è ambientato all’estremo nord dello Stato di New York, al confine con il Canada e con la riserva dei Mohawk, per legge zona franca. Un tempo era luogo di passaggio del contrabbando dei liquori e delle sigarette, ora degli essere umani: clandestini cinesi e pakistani dal Canada vengono introdotti illegalmente negli Stati Uniti attraverso il territorio della riserva, transitando, nel periodo invernale, sulle acque ghiacciate del fiume S. Lorenzo. Un luogo duro dove abitare, in cui la natura non ha reso facile l’insediamento degli esseri umani.
Le due donne si mettono insieme nell’affare. Con la macchina del marito di Ray, provvista di un grosso bagagliaio si inseriscono nel traffico di vite umane, attraversando pericolosamente di notte il confine sul fiume di ghiaccio. Ognuna delle due  è guidata dall’estrema necessità, contro cui le regole etiche e morali e quelle del buon senso vanno ad infrangersi. A Ray quei soldi servono per tenere insieme il tessuto strappato della propria vita e di quella dei suoi figli; a Lila, per riavere il figlio di un anno che la suocera le ha sottratto, ritenendola, per alcune passate pendenze giudiziarie, incapace di badare al bambino.
I soldi iniziano ad entrare facilmente, ma la tensione, anche per i più  piccoli inconvenienti,  cresce fino a sfociare in una situazione pericolosa per entrambe. La soluzione e lo scioglimento  del pathos avvengono con la presa di consapevolezza di Ray, più matura e saggia, nell’arrendersi per salvare tutti: se stessa, i suoi figli, Lila e il piccolo figlio di lei.
Ray si sacrifica: andrà per qualche mese in carcere; Lila insieme al  figlio, strappato alla suocera, abiterà nella sua casa e curerà i suoi figli. Con i soldi così disperatamente guadagnati pagherà anche la rata della casa prefabbricata. Il sogno parzialmente si è realizzato.
E’ un film di madri, guidato dal sentimento materno che si esprime con toni forti e potenti. Il sentimento in grado di dare la vita, di lottare per la stessa,  di far prevalere la ragione per poter continuare a vivere e a lottare per sé, per i propri figli, e anche per le persone  vicine nei momenti duri, un sentimemto capace di grandi gesti di solidarietà e di comprensione.
E’ un film che racconta un rapporto fra due donne nato dal bisogno, inizialmente alimentato dalla diffidenza, divenuto poi di fiducia e di grande generosità. Nulla o poco è detto del passato di Ray e Lila e di quello che sarà il loro futuro. Il presente è quello che conta, il fare momento per momento, la quotidiana resistenza. La loro relazione pare mettere in moto  qualche possibilità in più.
E’ un film ad alta intensità drammatica, duro, teso fino alla fine,  che solo nelle ultime immagini si scioglie in una lieve speranza. Lila, il figlio in braccio, i ragazzi di Ray davanti la casa giocano su una giostra arrugginita; Lila sorride, e in lontananza la macchina da presa inquadra il tir con la casa prefabbricata che si sta avvicinando.
Di produzione indipendente, opera prima della regista, ha vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival ed è stato candidato a due Oscar, per l’attrice protagonista, una convincente Melissa Leo e per la sceneggiatura originale.
                                                                                        Silvana  Ferrari.