Associazione Lucrezia Marinelli
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Conceiving ADA

Regia di Lynn Hershman Leeson

 

 

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Ada Lovelace
Una donna alle origini dell'informatica
di Cristina Pagetti e Sara Sesti
Ada Byron rappresenta una figura di riferimeno per le donne che si occupano di nuove tecnologie. In bilico tra scienza e poesia, le sue vicende invitano a prendere consapevolezza di quale sia stato il rapporto delle donne con i calcolatori. Fondamentali i suoi contributi allo sviluppo dei concetti basilari del calcolo moderno: il suo progetto visionario è ormai riconosciuto come il primo programma della storia dell’informatica.
Ada Augusta Byron (1815-1852), unica figlia legittima del poeta romantico George Byron (1788-1824), nacque a Londra quando il matrimonio tra i genitori era già in crisi. Dopo la nascita di Ada, la madre Annabella Milbanke si separò dal marito e, per paura che la figlia potesse manifestare le medesime inclinazioni del poeta, si impegnò a darle un’educazione scientifica. Il destino che poteva riservare a una fanciulla la società del suo tempo l’avrebbe costretta nel ruolo di madre, ricamatrice o gentildonna, invece Ada si applicò con passione alla matematica e al calcolo, sotto la guida di ottimi insegnanti come Mary Somerville (1780-1872) e Augustus De Morgan (1806-1871). Giovinetta, dichiarò di aspirare a una "scienza poetica" ed effettivamente tutto il suo pensiero analitico fu intriso di immaginazione e di metafore.
Fu proprio la sua capacità di intuire e di vedere più in là dei sui contemporanei a portarla, a metà degli anni ‘30, ad entusiasmarsi per le ricerche di un matematico di Cambridge, Charles Babbage (1792-1871), che lavorava da anni alla progettazione di una macchina per automatizzare il calcolo. Lo scienziato presentò gli sviluppi del suo progetto - l’Analytical Engine, enorme struttura composta da 25 mila parti - in un seminario tenutosi a Torino nell’autunno del 1841.
Tra il pubblico si trovava un giovane ingegnere italiano, Luigi Federico Menabrea, il quale prese minuziosi appunti e pubblicò in francese un articolo intitolato “Breve presentazione della macchina analitica” (1842).
Ada Byron, che nel frattempo si era sposata con il conte di Lovelace e che, nonostante la salute cagionevole era divenuta madre di tre bambini, nel 1843 tradusse in un articolo in lingua inglese la relazione di Menabrea apportandovi le sue personali considerazioni. In sette “Note” che, insieme, davano un testo di lunghezza più che doppia rispetto all’articolo originale, la giovane sviluppò nuove implementazioni alla progettazione della macchina analitica, tra cui la possibilità di calcolare formule algebriche mediante l’uso di schede perforate (come nel telaio Jacquard) e di rappresentarne il funzionamento attraverso un modello matematico (i numeri di Bernoulli).
In quel modo, con talento visionario, veniva per la prima volta trattata la programmazione di un computer. In più, tra i suoi commenti vi era anche la previsione che una tale macchina potesse essere usata per comporre musica, per produrre grafica e che potesse essere utilizzata sia per usi pratici che scientifici.
Il libro venne pubblicato nelle Taylor’s Scientific Memoirs . L’interesse maggiore della studiosa era di dare attuazione al progetto della “Analytical Engine”, ma la realizzazione della macchina incontrava due ostacoli: era troppo costosa e l’idea era troppo avanzata per l’ingegneria del tempo. Ada tentò in tutti i modi di procurarsi la somma di denaro necessaria, anche giocando alle corse dei cavalli, un’altra sua grande passione. Quest’ultima fu però un’idea disastrosa, che la portò alla perdita di tutte le sue sostanze e ad essere ricattata da allibratori senza scrupoli. Quando quella vicenda e gli strascichi giudiziari che ne seguirono furono conclusi, la salute di Ada peggiorò. Curata dalla madre con trattamenti a base di morfina e laudano, la studiosa divenne tossicodipendente e morì di cancro all’età di 36 anni.
Solo nella seconda metà del Novecento venne riconosciuto il valore della sua opera: nel 1979, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti onorò il ricordo della studiosa battezzando "ADA" un linguaggio di programmazione per grandi sistemi di calcolo particolarmente innovativo.
La forza trasgressiva di Ada Byron consiste nel suo essersi appassionata allo studio di materie riservate, per il suo tempo, solo agli uomini e nell’aver unito discipline considerate ancora oggi antitetiche: la letteratura e la tecnica. Questa sua operazione di arricchimento della tecnologia con aspetti legati al linguaggio poetico e metaforico è riprova di una straordinaria capacità di "tenere insieme", di rompere gli schemi imposti, di affermare il proprio pensiero e la propria soggettività.