|
|
R
e
c
e
n
s
i
o
n
i |
Milano, un quartiere di periferia non
estrema, una via come tante altre, grandi agglomerati di case dietro le
cui finestre scorrono le vite di persone, invisibili le une alle altre.
Claudia, trentanni, vive da sola in un piccolo appartamento. Tutti
i giorni gli stessi gesti: si alza, una veloce colazione, il tragitto
verso il lavoro insieme ad altre persone altrettanto indifferenti; poi
al lavoro, seduta dietro vetri davanti a cui passano altre vite; a sera
il ritorno a casa, una casa identica a come è stata lasciata il
mattino: pulita, ordinata, senza nulla fuori posto. E naturalmente la
domenica il pranzo dalla mamma. Una sicurezza costruita geometricamente
e mentalmente blindata per celare tanto vuoto e tanta solitudine.
Lincontro con Boris, il nuovo insegnante di russo della scuola serale,
fa forse sperare in un amore. Ma i pochi rapporti affettuosi vengono immediatamente
scambiati con un favore. Boris le chiede di ospitare una sua cugina
proveniente dallUcraina.
Olga è bella, vitale, desiderosa di partecipare al benessere che
intravvede nella grande città. Il tempo di cominciare a conoscersi,
dintrecciare una timida amicizia che Olga svanisce, ingoiata, risucchiata
nel nulla. Dopo aver incrociato la sua esistenza, la sparizione di Olga
non lascia insensibile Claudia. E una scossa che la rende cosciente
delle vite attorno a lei; di quelle degli stranieri, rese impercettibili,
ignorate e annullate dallinsensibilità dello sguardi dellaltro.
La ricerca dellamica la porta a girare per luoghi fino ad allora
esclusi, a conoscere persone di cui prima ignorava lesistenza, a
guardare la sua stessa città con occhi diversi e non più
indifferenti. Cè in Claudia una nuova forza, una determinazione
che la spinge a non mollare le tracce di unesistenza di cui viene
a scoprire dolorose verità e che non vuole lasciare cadere nel
vuoto della memoria, pur cosciente che la sua indagine la condurrà
verso una certezza drammatica. Non è solo la vita dellaltra
a non essere più ignorata, è la sua stessa vita ad assumere
una sostanza, un senso diversi.
I dialoghi sono stringati ed essenziali, le immagini di Milano inusuali,
(la consulenza è del fotografo Gabriele Basilico), pregevoli la
sensibilità nel raccontare e nel rappresentare i personaggi e gli
spazi in cui agiscono. Il titolo del film è tratto da un verso
della poeta Anna Achmatova che ne costituisce quasi un suo sotterraneo
filo conduttore:
Come vuole lombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne staccarsi dallanima,
così io adesso voglio essere dimenticata.
La regista milanese Marina Spada è al suo secondo lungometraggio.
Dopo lesperienza in Rai, e la realizzazione di servizi e documentari,
dal 93 insegna alla Scuola di Cinema di Milano. Nel 2002 ha esordito
con il lungometraggio, Forza cani, primo esempio di film in digitale,
in Italia, prodotto dal basso, cioè con il finanziamento
ottenuto attraverso la sottoscrizione di quote da parte di chi condivideva
il progetto; la realizzazione del film concretizzava così lidea
di cinema indipendente tanto cara alla regista.
Come lombra nasce dalla collaborazione con la Scuola di Cinema:
sceneggiatura di Daniele Maggioni, direttore della Scuola; cast tecnico
costituito da allievi ed ex-allievi, con lesordio di molti giovani,
come la direttice della fotografia Sabina Bologna. Presentato alla Mostra
del Cinema di Venezia del 2006, nelle Giornate degli Autori, il film ha
successivamente girato in molti festival, ottenendo consensi e premi;
in Italia è riuscito ad avere un distributore soltanto un anno
dopo lanteprima veneziana, grazie al sostegno di critici e di appassionati
di cinema tra cui
lAssociazione Lucrezia Marinelli.
( Silvana Ferrari)
|